B&R, ovvero sulla scena (elettorale) la presa in giro

Abbiamo suggerito, qualche settimana fa, alcune riflessioni sul comportamento dei politici big, in prima linea gli ex premier Matteo Renzi e Silvio Berlusconi che brigano per tornare in pompa magna a Palazzo Chigi e dalla porta principale.  Tutti quanti, anche, per la verità, gli esponenti di primo piano degli altri partiti, Movimenti 5 Stelle compresi, stanno promettendo mari e monti. Si tratta, in maniera palese, di promesse da marinaio. Si parte dall’abolizione dell’Imu  (Forza Italia), dell’abolizione delle legge Fornero (Matteo Salvini, Lega non più Nord), dell’abolizione delle tasse universitarie per tutti, ricchi e poveri (Liberi e Uguali guidato da Pietro Grasso), l’abolizione del canone Rai e via elencando. Sono i Cetto La Qualunque nostrani. Nessuno che faccia conto, del dimagrito bilancio dello stato, anche considerando gli sforzi del governo Renzi, in particolare, di sostenere con mance elettorali (si rammentino gli 80 euro precedenti le europee del 2014) i lavoratori dipendenti con stipendi tra gli 8 mila ed i 25 mila euro annui. Non si è mai ben compreso come mai, poi, questo beneficio non sia stato concesso a quei lavoratori con salari inferiori agli 8 mila euro, il discrimine è assolutamente poco comprensibile, stante che sarebbe stato più corretto magari abbassare la soglia a 20 mila euro e ricomprendere tutti quelli, pensionati compresi, 8 mila euro. Un giorno Renzi e Padoan spiegheranno l’arcano mistero. Il Paese ha un debito gigantesco. Si è sottolineato più volte che l’Italia è un po’ come quella famigliola che sperpera allegramente i suoi denari e ricorre al cravattaio. Il quale è ben disposto ad aprire i cordoni della borsa. Si tratta di un ragionamento di buon senso. Vi pare possibile che il signor Mario Neri o Rossi o Verdi possa avere entrate periodiche (annuali) per 24 mila euro e che ne spenda sistematicamente quasi 32 mila? La risposta è no. L’ipotesi è pura fantascienza. Improponibile.  Eppure è quel che da decine d’anni ormai, è realtà per il Belpaese. Che succede allora al nostro buon padre di famiglia? Si rivolge a chi gli può far credito: la banca. Ma questa banca, quando verifica che il castelletto del suo debitore è sempre in rosso, che fa? Chiede il rientro del prestito. Anzi, sollecita questo rientro e chiude immediatamente il rubinetto del credito, lasciando nella disperazione la famiglia del signor Neri o Rossi o Verdi. Cosa combina il nostro “saggio” (in senso ironico) ministro dell’economia? Emette dei titoli del debito pubblico, i cosiddetti Bot o Cct o Ctz. Questo non possono farlo i signori Neri, Rossi e Verdi, naturalmente. Verrebbero spernacchiati, anzi si vedrebbero la loro casa a rischio esproprio qualora non si rimettessero in carreggiata restituendo seduta stante i soldi presi a prestito. Con uno Stato il discorso è diverso. Le medesime banche, arcigne nei nostri confronti, con chi governa il pubblico Erario (entrate ed uscite), per l’Italia il buon Padoan, sono assai più benevole. E’ sufficiente che lo fornisca qualche garanzia. E di che si tratta? Chiede, anzi sollecita il buon cuore dell’Europa che sia maggiormente comprensiva delle nostre necessità di bilancio, dell’emigrazione incontrollata che costa svariati miliardi di euro l’anno e che affligge, primariamente, Italia e Grecia, paesi di primo approdo per centinaia di migliaia di disperati che dalle coste del Nord Africa e dal Medioriente cercano di sbarcare in Europa. Molto sollievo ci è stato regalato dal governatore della Bce, con la discesa dei tassi di interesse in proporzioni inimmaginabili. Sono finiti sotto zero, irritando grandemente Jens Weidmann, re della Bundesbank e prossimo successore di Dragi a Francoforte. Tutto questo non è bastato. Come il fatto che, l’introduzione del jobs act, l’abolizione dell’art. 18 dello statuto dei lavoratori le regalìe varie non hanno prodotto i risultati auspicati. Per cui le narrazioni, prima quella berlusconiana, quando lui era a Palazzo Chigi, di seguito quella renziana hanno chiaramente toppato alla grande. La voragine del debito si è ulteriormente allargata e nessuno vuole farci più credito. Quando, poi, Mario Draghi lascerà la Bce (fra un anno) per l’Italia saranno solo spine. Un elevato tasso di interesse sull’ammontare del prestito è previsto per i prossimi mesi, quando cesserà il Quantitative Easing e il costo del denaro riprenderà la sua ascesa. Il nostro Paese ogni anno deve finanziare oltre 400 miliardi di euro emettendo titoli del debito tutti i candidati a Camera e Senato e di quelli a Palazzo Chigi sono aria fritta. Se poi si considera il logo di Forza Italia con la scritta “Berlusconi Presidente”, pur sapendo che fino al 2019 l’uomo di Arcore non potrà essere residente neanche di una bocciofila,in questa modo traendo in inganno milioni di elettori, beh, la conclusione è che l’Italia è ben lontano dall’essere un Paese serio. Magari anche per questo l’Europa ci manda a stendere, pur se molte delle nostre richiesta a Bruxelles sono più che giustificate. Anzi opportune. Come quella che riguarda la modifica dello sciagurato trattato di Dublino (rivelatosi una calamità per Grecia e Italia), l’abolizione del fiscal compact (di questi tempi un’assurdità, a meno che non venga visto in chiave europea, una volta costituita un’unione politica). Germania e Francia non ci sentono. Come sono sordi, per altri aspetti, i Paesi facenti parte del gruppo di Visegrad, Ceka, Slovacchia, Polonia, Ungheria a cui sembra che si assocerà anche l’ Austria. Nubi sempre più dense sull’orizzonte a gogò e a vuoto, dunque. Certamente a vincere le elezioni saranno gli astensionisti. E questo non è un bel biglietto da visita per chi vuole il bene del Paese. Un “grazie” (in senso ironico, evidentemente) al Rosatellum, una vera schifezza. Sarebbe stato mille volte preferibile importare il modello francese, stante che pure in Germania il sistema proporzionale, pure in Spagna, pure in Olanda. La campagna elettorale impazza e vanno sulla scena le proposte più irrealizzabili, dall’abolizione della legge Fornero al suggerire allìelettore che il prossimo Presidente del Consiglio possa essere l’incandidabile Silvio Berlusconi. E siamo solo ai primi vagiti di una campagna elettorale truffaldina. Preferibile sarebbe stato che i partiti promettessero una nuova riforma elettorale di tipo maggioritario con doppio turno sul modello francese ovvero su quello inglese. Agli italiani la scelta più opportuna. Il sistema proporzionale ha dimostrato le sue carenze e la sua inefficienza. Vedi quel che sta accadendo in Germania, quel che è accaduto in Grecia, in Portogallo e Spagna.

Marco Ilapi, 11 gennaio 2018