Guerra tra Madrid-Barcellona, il dilemma che agita l’Europa

L’Europa si sta lentamente ma inesorabilmente sfaldando. Il referendum che si è tenuto in Catalogna lo sta a dimostrare. Madrid si è rifiutata di concedere a Barcellona la possibilità di indire un referendum  per sondare la volontà della popolazione locale. I catalani, da anni, chiedono maggiori spazi di autonomia, sentendosi tartassati sul piano fiscale dai castigliani di Madrid. Secondo Barcellona senza la repressioni sarebbe andato a votare non meno del 55% degli aventi diritto. Per mezza Europa Madrid ha scritto una pagina vergognosa. Adesso spetterà al parlamento catalano decidere se dichiarare l’indipendenza cercare un raccordo con Rajoy. Il premier castigliano ha mal gestito la richiesta di maggiore autonomia da parte di Barcellona e ne pagherà le conseguenze. Non si è dimostrato all’altezza di un responsabile capo di Stato. Le istanze scozzesi, anni addietro, hanno avuto ben altra attenzione da parte della monarchia britannica. Altro stile, insomma. Se a Barcellona ha stravinto il sì, parecchie colpe sono attribuibili al capo del governo di Madrid, non c’è ombra di dubbio.

Il “”all’indipendenza ha quindi prevalso con il 90% dei voti pur tra gli spari e i tafferugli provocati dalla Guardia Civil. Il “no” si è fermato al 7,87% dei voti. Hanno votato 2,26 milioni di persone (42,3%), secondo quanto ha reso noto il portavoce del governo locale, che ha dichiarato: “In questa giornata di speranza e sofferenza i cittadini catalani hanno vinto il diritto a uno Stato indipendente in forma di repubblica”. ll leader della Catalogna, Puigdemont, in un intervento alla televisione. Ha detto: “Nei prossimi giorni il mio governo invierà i risultati del voto al parlamento catalano, dove risiede la sovranità della nostra gente, in modo che possa agire secondo quanto previsto della legge sul referendum”.  Ha, poi, aggiunto, che l’Unione europea “non può continuare a guardare dall’altra parte”.

Mariano Rajoy, per rispondere alle istanze catalane a ordinato alla polizia centrale di sequestrare il materiale elettorale. Bella trovata. La Generalitat – il governo regionale di Barcellona, un’istituzione non più autonoma ma parallela rispetto agli organi centrali di Madrid – ha fatto ricorso a improbabili urne «low cost» per garantire il voto e la polizia madrilena ha organizzato presidi nelle strade di accesso ai seggi per evitare la consegna del materiale agli scrutatori. Sabato le piazze di Barcellona ribollivano di passione, divise tra indipendentisti e unionisti.

Sarebbe stata opportuna la presenza di  osservatori internazionali dell’Osce che avrebbero avuto un gran da fare. Non si sono visti perché la consultazione è stata ritenuta preventivamente illegale dagli organi centrali di Madrid e, di fatto, non riconosciuta dalla comunità internazionale.

La democrazia per la giornata di domenica sembra sia stata sospesa,  anzi, è stata sospesa, come se la Catalogna, regione rigorosa e progredita, si fosse deliberatamente staccatadall’Occidente per assistere alla rappresentazione di una farsa. Così mentre un corpo dello Stato, la Guardia civil, irrompeva in alcuni seggi per bloccare le operazioni, la polizia regionale (Mossos d’Esquadra) presidiava passivamente strade vuote, ben sapendo che le urne sarebbero state introdotte da ingressi secondari. Intanto gli inquirenti annunciano di avere pronti avvisi di garanzia contro i Mossos per disobbedienza agli ordini del Tribunale Superiore di Catalogna e il sindacato della Guardia Civil, quasi a voler completare il corto circuito istituzionale, dirama in una nota l’intenzione di costituirsi parte civile nei processi contro la polizia regionale. Che pasticcio! In questo bailamme fa senso l'assenza spudorata dell'Unione Europea, quasi ce la faccenda non la riguardasse.

Marco Ilapi, 2 ottobre 2017