Esplode il partito di Alfano, anche Quagliarello lascia

Le contraddizioni, prima e poi, saltan fuori. Se il grande partito berlusconiano è andato in crisi è per una motivazione non proprio edificante. Silvio Berlusconi è stato fatto fuori. Cacciato dal Senato, umiliato (ma ha evitato gli arresti domiciliari dopo la sentenza di condanna per frode fiscale) con l’assegnazione ai servizi sociali in alla casa di riposo Sacra Famiglia a Cesano Boscone, il suo Pdl, poi diventato Forza Italia, si è frantumato i più rivoli. Abbandonato dal suo ex segretario particolare, Angelino Alfano, poi da Raffaele Fitto, quindi dal’ex fedelissimo Sandro Bondi e compagna, poi da Verdini, Silvio è rimasto un po’ solo soletto con le sue donne, Francesca Pascale e Maria Rosaria Rossi e uno sparuto gruppo di parlamentari che se qualche anno fa costituivano la struttura portante della sua compagine, oggi meditano di transumare, chi nel partito della nazione di Matteo Renzi, nei Conservatori e Riformisti dell’esponente politico pugliese (piccola chiosa: i fittiani si proclamano conservatori o si proclamano riformisti? Non stanno bene insieme: o sono l’uno o sono l’altro. Gli elettori capiranno? Non è che gli opposti si attraggono, come nella legge chimico-fisica…, non in politica) o, addirittura nella Lega Nord di Matteo Salvini (il caso di Barbara Saltamartini).. Insomma il partitino di Alfano si sgretola sempre più. L’abbandono del suo coordinatore, una figura di primo piano come Gaetano Quagliarello conferma (se ce ne fosse stato ancora bisogno) che l’NCD si sa accostando sempre più al partito del premier. C’è chi ipotizza che se Renzi aprisse a una riforma dell’Italicum, eliminando il premio alla lista unica per attribuirlo alle coalizioni, il fuggi fuggi dall’ Ncd cesserebbe. Molti osservatori ritengono probabile che il ragazzo di Rignano sull’Arno ha una voglia matta di accogliere in una lista unica, assieme al Pd, i candidati del partitino dello zero virgola di Angelino: “Diventerebbe una scialuppa di salvataggio che si può offrire a pochissime persone. E non è politica”, dicono. Ma sarebbero in pochi ad usufruirne. E la decisione competerebbe a Matteo. Tutt’altra cosa un premio alla coalizione. Questo permetterebbe all’ Ncd di fare la lista “Moderati per Renzi”, alleata al Pd. Ma la scissione, sostengono molti altri, è comunque inevitabile: approvata la riforma del Senato, fatta la legge elettorale, chiusa la legge di stabilità sono venute meno le ragioni di urgenza che nella crisi economica e di sistema avevano giustificato la strana alleanza di un partito ex berlusconiano con la sinistra. Molti deputati e senatori di Ncd hanno elettori e biografie legate alla destra, qualcuno anche alla destra missina, e ritengono impraticabile qualsiasi genere di rapporto elettorale con il centrosinistra. Un bel rebus per Renzi. Sta sfasciando il suo partito, accoglie nel Pd, chicchessia con una disinvoltura che fa male, molto male, alla sana politica, mentre intorno a lui si stanno attrezzando uomini rapaci che continuano con analoga disinvoltura a fare affari a Roma come a Milano. Gli arresti nella città meneghina e nella capitale confermano che i maggiori problemi per una classe politica fortemente inadeguata (e che pure si bea di avere avviato riforme costituzionali importanti) sono il malaffare, il non avere coraggio di fare una spending review decente. Le ultime news, infatti, sembrano dare pure il prof. Roberto Perotti abbandonare l’incarico di tagliare le spese superflue del nostro elefantiaco Stato. Dopo le dimissioni di Carlo Cottarelli, bisogna digerire anche queste. E nessuno osa criticare il premier. Che ne sta combinando una più di Bertoldo. Legge elettorale pessima. Nuova configurazione del Senato ridicola. Una vera spending review alle calende greche. Se questo è un premier… Meglio Enrico Letta. Almeno era persona seria.

Marco Ilapi – 15 ottobre 2015