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L'Italia non è in crisi, ha ragione Berlusconi! PDF Stampa E-mail
Lunedì 28 Novembre 2011 16:20

I lettori ricorderanno. Alcuni giorni orsono il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, se n’è uscito con una delle sue: ma quale crisi? I ristoranti e gli aerei sono sempre pieni. Come dire che la depressione, di cui tutti parlano e si sentono vittime, è una fantasia alla quale danno corpo e credibilità i partiti dell’opposizione, e i media che li fiancheggiano e sostengono, per interesse di parte. Possibile che la politica in senso lato, anziché aiutare i cittadini a stare meglio, materialmente e psicologicamente, si dia da fare per gettarli nel più tetro sconforto allo scopo di screditare il governo in carica e costringerlo a ritirarsi? Difficile dire. Sta di fatto che il premier, non appena pronunciata la frase riportata, è stato coperto di improperi come se avesse bestemmiato in chiesa.

Secondo i soliti benpensanti, un uomo come lui, responsabile della guida del Paese, non dovrebbe fare discorsi così terra terra, degni tuttalpiù di tenere banco in riunioni familiari. In effetti non era mai accaduto prima che il Cavaliere entrasse a Palazzo Chigi, che un capo dell’esecutivo si permettesse osservazioni così pressappochiste sull’andamento economico. Ma al di là di ciò, sorvolando sull’etichetta, il Cavaliere ha perfettamente ragione: le sue annotazioni coincidono con le nostre, con quelle di tutti coloro che non hanno fette di salame sugli occhi. In altri termini, la crisi c’è, come dimostrano le statistiche: i consumi sono calati (di poco, ma sono calati), il desiderio di acquistare beni tecnologici e di lusso è meno intenso, il cosiddetto pil (prodotto interno lordo) è diminuito. Nessuno nega le cifre fornite dagli istituti addetti a tastare il polso alle società. Però c’è un però. La stagnazione risultante dalle cifre non è grave quanto viene descritta.

La gente continua a vivere secondo costumi consolidati. Può darsi che la schiera dei poveri si sia infoltita. Nulla da eccepire sui dati forniti dalla Caritas: è cresciuto il numero di chi bussa al «convento» per avere un piatto di minestra. Ma nella stragrande maggioranza gli italiani lavorano e spendono, si divertono nei limiti consentiti dal loro reddito, viaggiano, fanno vacanze, si vestono, fanno studiare i figli, dispongono di automobili e telefonini esattamente come un tempo quando si ignorava cosa fosse la stramaledetta bolla finanziaria americana da cui discendono tanti guai anche per noi europei.

Non è solo l’opinione del premier e nemmeno la nostra: è un fatto certificato. Il giorno in cui un cellulare nuovo e assai ambito è stato messo in commercio, i pochi negozi (di Roma) autorizzati a venderlo sono stati presi d’assalto: code interminabili davanti alle vetrine in cui l’oggetto delle brame popolari era esposto. Ma questo sarebbe nulla. Si sa che la moda stimola all’acquisto anche le persone meno inclini a porre mano al portafogli. Esaminiamo piuttosto cosa sta accadendo nel settore turistico. Nelle località di montagna dove si praticano sport invernali a vario livello sono piovute tante prenotazioni da rendere esaurito ogni posto in qualsiasi albergo, dal più modesto al più esclusivo. Mi riferisco all’Alto Adige, al Trentino, alla Valtellina, alle zone alpine del Piemonte, eccetera. Per le festività natalizie non c’è verso di ottenere una camera. Prego il lettore curioso e incredulo di fare una verifica: non solo non troverà un buco per trascorrere gli ultimi giorni dell’anno; non lo troverà nemmeno per Carnevale.

Come si spiega un simile fenomeno? Come si concilia con la miseria avanzante dipinta dai giornali e dalle tv? Semplice. Ha ragione quel matto di Berlusconi: la crisi c’è ma non si vede. E se non si vede significa che non è drammatica.

Vittorio Feltri - Panorama - 15 novembre 2011

 

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