L'Italia del Conte 2 a sovranità limitata

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Ogni tentativo di cambiare l’Ue sembra infrangersi clamorosamente. I palazzi dell’establishment si sono arroccati, e resistono. Ripetono gli errori, replicano i modelli farlocchi, continuano nei percorsi che hanno trasformato il sogno europeo in un incubo (si veda il modo in cui è stata eletta alla presidenza della Commissione Ursula van der Leyen). Ma nulla sembra scalfirli. Vuoi fare la Brexit? Finisci arrosto. Vuoi sfidare le regole Ue? Finisci al Papeete. O ti adegui, come hanno fatto i Cinque stelle, oppure vieni massacrato. Perché tutto si può cambiare, ma non il fatto che le decisioni importanti si prendono lassù. Il commento di Mario Giordano su Panorama.

Conte 2 consegna le chiavi di Palazzo Chigi all'Europa

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L'Europa non cambia pelle (problemi per Lega e M5S)

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È lecito dubitare che accadrà (l'Europa non è destinata a cambiare pelle, ndr.). Ed è lecito sospettare che l’Europa dei prossimi anni si dimostrerà una potenza lenta. Tante forze la frenano: le sfide al sistema di Polonia o Ungheria, Italia o Gran Bretagna; la riluttanza di molti governi, Parigi inclusa, a condividere i propri poteri. Ma l’elemento d’incertezza nuovo nella stagione che si apre è che questa non è più la Germania che conoscevamo. Il Paese che oggi esprime la guida della Commissione non è più la Repubblica riluttante che prendeva sempre cura di mandare a Bruxelles un personale politico tedesco un po’ opaco o di secondo piano. Questa volta è diverso: Merkel ha fatto passare alla testa della Commissione una persona direttamente riconducibile a sé. Von der Leyen è la sua delfina storica. Fra lei e la Cancelliera non c’è alcun grado di separazione, il successo o il fallimento della seconda si rifletterà sulla prima e soprattutto sul Paese di entrambe. Il commento di Federico Fubini sul Corriere della Sera.

L'Ue cambia pelle. E l'Italia? Sta a guardare

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Maastricht, l'Italia pretende il cambiamento delle regole

Bruxelles richiama l’Italia all’ordine sulla sforamento del deficit, stante che i parametri di Maastricht fissano il contenimento del deficit nei limiti del 3%, e sul debito pubblico (che dovrebbe essere al 60% del Pil). Il vice premier Matteo Salvini dal canto suo rilancia: “Cambiamo le regole, rimettiamo al centro del dibattito lavoro e disoccupazione”. In una diretta Facebook dice: “Finché l’Italia non dimezzerà il suo tasso di disoccupazione scendendo dal 10 al 5%, abbiamo il diritto di investire su lavoro, infrastrutture strade scuole ospedali, sicurezza”. Per questo la Lega proporrà che i “parametri europei non siano quelli freddi impostati solo sulla finanza, che abbiamo visto che non funzionano. Bisogna cambiare visuale e mettere al centro la disoccupazione: il numero magico non è il 3 o il 2 o il 4% ma è il tasso di disoccupazione. Le regole attuali hanno fallito”. Le considerazioni di Giuliano Balestreri sul sito Business Insider.

 L'Ue deve cambiare marcia, se non vuole morire

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