Dal lockdown, molti Paesi più forti, altri più deboli

Dal punto di vista economico e tecnologico, l’efficace risposta al virus non aveva soglie inarrivabili: bastavano un prudente distanziamento sociale, un minimo di intelligence locale per il contact tracing, e qualche laboratorio di biologia molecolare per fare i test: le solite “3T” (test, trace and treat), insomma (...) Taiwan non è la nazione più ricca del globo. Ha semplicemente reagito alle prime notizie del virus in meno di 48 ore, avendo preparato da tempo un piano per le emergenze epidemiche, con centinaia di misure tempestive e un coordinamento esemplare di autorità pubbliche, imprese e cittadini. Risultato: al 21 maggio, un totale di 7 decessi (sette!) su 441 casi rilevati dall'inizio dell'epidemia (la grande maggioranza in arrivo dall'estero), con zero giorni di lockdown nazionale. Il governo di Taipei prevede un Pil 2020 in crescita del 1.9%; gli analisti finanziari sono più pessimisti, e si aspettano un decremento del 1.2%, che comunque è una frazione del crollo stimato per Europa e Stati Uniti. Il commento di Carlo Alberto Carnevale Caffè su Linkiesta.

La globalizzazione non e' finita, sconfitto il Covid 19, riprendera' vigore

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L'Oms ha una grave colpa

  • Pubblicato in Esteri

Il quotidiano americano, il Wall Street Journal, accusa l'ente Onu di disinformazione. Di tutte le istituzioni internazionali, l’Oms dovrebbe essere quella meno politicizzata, dal momento che la sua missione primaria è quella di coordinare gli sforzi internazionali contro le epidemie e fornire un onesto orientamento alla salute pubblica. Se invece diventa solo la Linea Maginot politicizzata contro le pandemie, allora è più che inutile e non dovrebbe ricevere più finanziamenti dagli Stati Uniti”. E’ la conclusione di un editoriale del Wall Street Journal contro l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms). Il quotidiano attacca frontalmente il direttore generale, Tedros Ghebreyesus, ritenendolo “responsabile della maggior parte degli errori commessi dall’Oms in questa epidemia”. Il Wall Street Journal auspica dunque una riforma dell’organizzazione: “La pandemia di coronavirus offrirà molte lezioni su cosa fare meglio per salvare più vite e fare meno danni economici la prossima volta. Ma una cosa è già certa: per far sì che le future pandemie siano meno letali bisogna riformare l’Organizzazione mondiale della sanità”, si legge nell’editoriale, che in proposito ricorda come la settimana scorsa il senatore della Florida Rick Scott abbia chiesto un’indagine del Congresso sul “ruolo dell’Agenzia delle Nazioni Unite nell’aiutare la Cina a coprire le informazioni riguardanti la minaccia del coronavirus”, avanzando un’istanza per sospendere i finanziamenti all’Oms. “Il marciume all’Oms – prosegue duro l’editoriale – in realtà va oltre la ‘combutta’ con Pechino, ma questa vicenda è un buon punto di partenza”. “L’epidemia di coronavirus – ricostruisce l’editoriale del WSJ – è iniziata in Cina, a Wuhan, probabilmente in autunno, forse a novembre, e ha poi accelerato nel mese di dicembre. E, secondo la piattaforma digitale economica cinese Caixin Global, i laboratori cinesi avevano sequenziato il genoma del coronavirus entro la fine di dicembre, ma i funzionari cinesi hanno ordinato di distruggere i campioni e non pubblicare le loro ricerche. Il 30 dicembre il dottor Li Wenliang ha lanciato un allarme ai collegi cinesi, e alcuni giorni dopo le autorità locali lo hanno accusato di mentire e di arrecare grave disturbo all’ordine pubblico”. “Funzionari taiwanesi hanno avvertito l’Oms il 31 dicembre – prosegue la ricostruzione del WSJ – di aver avuto prove che il virus potesse essere trasmesso da uomo a uomo. Ma l’agenzia dell’Onu, ‘inchinata’ di fronte a Pechino, non ha invece una buona relazione con Taiwan. Dunque il 14 gennaio l’Oms ha twittato: ‘Le indagini preliminari condotte dalle autorità cinesi non hanno trovato prove chiare della trasmissione da uomo a uomo”. E ha impiegato un’altra settimana per invertire questa ‘disinformazione'”. “La pandemia è stata dichiarata solo l’11 marzo”, ricorda ancora il Wall Street Journal, criticando anche altri statement diffusi nel tempo dall’Oms. Ma l’affondo del quotidiano statunitense è un attacco personale a Tedros Ghebreyesus, ritenuto “responsabile della maggior parte degli errori commessi dall’Oms in questa epidemia” e definito “un politico più che un medico”.

Scrive il Wall Street Journal (5/4)

Il Foglio - 13 aprile 2020

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