L'Italia, paese dell'emergenza continua (lo dice il premier)

Il giudice emerito della Corte Costituzionale, Sabino Cassese, ha scritto un libro di grande razionalità e ragionevolezza, oltre che di sapienza giuridica: “Il buon governo. L’età dei doveri”. Questo libro non dovrebbe essere letto solo dagli studenti di giurisprudenza, ma anche studiato dai nostri “incredibili” parlamentari, gli acrobati, tutti, dell’antipolitica militante (sia a destra che a sinistra e al centro) e la migliore espressione di quell’analfabetismo di ritorno di cui parlano, riguardo all’Italia, diversi organismi internazionali. Questo libro rappresenta la condanna più grave all’attuale classe dirigente italiana, non solo quella politica. (...) Unico Paese democratico, decreta lo stato d'emergenza prima fino al 31 dicembre, poi fino alla fine di ottobre, poi, per "intervento" di qualcuno, al 15 ottobre. Cassese ha commentato in una dichiarazione televisiva: "Mai visto chiamare i pompieri quando non c'è nessun incendio". Il commento di Gianlugi Da Rold su Il Sussidiario.

Mai l'Italia così in basso, la recessione continua a mordere

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"Vecchi" agli arresti domiciliari

La proposta di tener isolati gli anziani, almeno fino a fine anno, l'ha fatta ai governi europei, 10 giorni fa in un'intervista, Ursula von der Leyen, presidente della Commissione Europea. "Ma va a farti fottere" è stata la mia prima reazione, poi ho pensato che, madre di sette figli, in quel campo ha già dato. Che le donne ai vertici delle istituzioni europee abbiano "larghi margini di miglioramento" è cosa nota, basti pensare alla Christine Lagarde che, all'incirca un mese fa, dopo una intervista ha fatto crollare gli indici di tutte le borse europee. Naturalmente, se ha tracciato il solco la presidente della CEE i governi nazionali (o meglio i loro esperti) lo stanno seguendo e stanno uscendo sui media delle anticipazioni.

In Italia il governo ha 15 task force con 448 esperti strapagati e ogni regione, anche se in numero minore, ha le sue. Se per scegliere la APP Immuni si son dedicati 74 esperti per scegliere la APP di una società con esponenti renziani e i figli di secondo letto di Berlusconi tra i proprietari, quanti "esperti" si stanno occupando del limite di età per continuare a fare stare in prigione gli anziani?

Dalle anticipazioni sui giornali, in maggior parte vassalli del Conte, il limite di età a cui stanno pensando sarebbe 65 anni. Ahi, ahi, ahi qui cascano gli asini! La professoressa Fornero del famigerato governo Monti, nominato senatore a vita prima di accettare l'incarico di premier, ha portato il limite per andare in pensione a 67 anni. Gli "esperti" non lo sanno? Allora, o alzano l'età del confinamento obbligato o fanno la riforma delle pensioni e portano a 65 anni la dead line per le pensioni di vecchiaia. Tertium non datur! In Italia hanno risposto autorevoli giuristi e costituzionalisti, come Vladimiro Zagrebelsky e Sabino Cassese, sottolineando gli aspetti di incostituzionalità, lo psichiatra Paolo Crepet è ricorso, in modo metaforico alla categoria della pazzia come lettura del periodo di isolamento che stiamo vivendo perché è "più facile che si sviluppino nevrosi ossessive e mantenere la quarantena per gli over 65 fino a Natale sarebbe nazismo puro". Sottoscrivo e non solo perché ho più di 70 anni.

Anche in Francia gli esperti del governo hanno seguito il solco von der Leyen e hanno ipotizzato di prolungare "le confinement"(si traduce confinamento ma anche prigione) per chi ha più di 65 anni. La reazione è stata veemente e i giornali ne hanno dato rilievo più che da noi. Sabato scorso su Le Figaro c'erano 4 pagine (dalla 2.a alla 5.a) dedicate alle proteste contro tale ipotesi. L'ex premier Laurent Fabius, ora presidente del Consiglio costituzionale, Alain Minc saggista e consulente di alto livello (l'uomo che sussurra all'orecchio dei Presidenti della Repubblica), lo scrittore Pascal Brukner, intellettuali, professionisti e cittadini. E il Presidente Emmanuel Macron si è pronunciato nel fine settimana chiedendo la responsabilità di tutti e "nessun confinamento prolungato, dopo l'11 maggio per gli over 65 perché molti di loro la vivrebbero come discriminazione". Mandando così al mittente la raccomandazione del professor Jean-François Delfraissy, presidente del Consiglio Scientifico. La Francia, nella loro Fase2 ha anche il secondo turno (i ballottaggi) delle elezioni comunali; gli anziani sono tanti (e votanti) e Macron ne ha tenuto conto.

Anche in Italia governo e partiti dovrebbero trovare il tempo per rifletterci, sono milioni i cosiddetti anziani ancora in vita (anche perché vivono a casa loro e non in una casa dell'eterno riposo, alias RSA), sono informati e si occupano di politica più dei giovani, molti hanno fatto il '68 e saprebbero tornare in piazza anche adesso. Cosa farà ancora questo governo burla? Toglierà il diritto di voto agli anziani?

Chi sono gli anziani e perché si sarebbe anziani a 65 anni?

A chi dobbiamo questa età-limite? Si attribuisce a Otto Von Bismarck la scelta dei 65 anni come soglia di anzianità. È stato lui a decidere che la vecchiaia inizia a 65 anni con motivazioni più pratiche che scientifiche: all'epoca pochi varcavano il traguardo e il cancelliere tedesco, con lungimiranza, si preoccupava delle pensioni.

Eppure la definizione di quasi due secoli fa ha retto, sostenuta dalla convinzione che esistesse comunque un limite fisiologico per la vita umana. Anche se, con l'allungamento dell'aspettativa di vita, ha portato negli ultimi decenni a rivedere il tutto.

Alla fine di Novembre del 2018, a Roma, si è tento il 63° Congresso Nazionale della SIGG (Società Italiana di Gerontologia e Geriatria) che ha dato una nuova definizione dinamica del concetto di anzianità proponendo una nuova classificazione in quattro sottogruppi: giovani anziani (persone tra i 64 e i 74 anni), anziani (75 – 84 anni), grandi vecchi (85 – 99 anni) e centenari. La proposta dalla SIGG aggiorna il concetto di anzianità, portando a 75 anni l'età ideale per definire una persona come anziana. Un 65enne di oggi ha la forma fisica e cognitiva di un 40-45enne di 30 anni fa e un 75enne quella di un individuo che aveva 55 anni nel 1980. L'asticella dell'età si alza ad una soglia adattata alle attuali aspettative nei paesi con sviluppo avanzato. I dati demografici dicono che in Italia l'aspettativa di vita è aumentata di circa 20 anni rispetto alla prima decade del 1900. Considerare anziano un 65enne oggi è anacronistico: a questa età moltissimi stanno fisicamente e psicologicamente bene. Sono nelle condizioni in cui poteva trovarsi un 55enne una quarantina d'anni fa. Avranno letto queste conclusioni gli "esperti" del Bisconte?

Io sono (71 anni) un giovane anziano e sono anche, felicemente, nonno. Navigando sul web ho rintracciato un recente appello al Presidente del Consiglio dell'Associazione Nonni 2.0 che mi è piaciuto e che propongo alla Vostra lettura.

APOTOS

Mondovì, 23 aprile 2020

Questo articolo è stato pubblicato su La Piazza Grande del 21.4.2020 a pag. 28

Una misura anticostituzionale

Egregio Prof. Giuseppe Conte, da più parti si ha notizia che con il prossimo DPCM verrà limitata, rispetto agli altri cittadini italiani, la libertà di movimento degli ultrasessantacinquenni oppure degli ultrasettantenni.

Con la presente, chiediamo fortemente e decisamente che tale misura non venga assunta per diversi motivi. Ne specifichiamo qualcuno.

Tale misura sarebbe decisamente anticostituzionale. Infatti, violerebbe l'articolo 3 della Costituzione, il quale vieta ogni discriminazione anche in ragione delle “condizioni personali e sociali” delle persone: in questo caso, la grave discriminazione sarebbe basata sulla condizione dell’età. Ma violerebbe anche l’articolo 13 (“la libertà personale è inviolabile”) e l’articolo 16 (“ogni cittadino può circolare e soggiornare liberamente in qualsiasi parte del territorio nazionale”).

Qualche fautore del provvedimento che noi contrastiamo lo motiva con una sorta di riguardo verso la parte più “debole” della popolazione. La motivazione appare totalmente infondata (anche se ispirata da buone intenzioni), perché i nonni costituiscono quella parte della popolazione che più diligentemente sta alle regole imposte a causa dell’attuale pandemia. I nonni circolerebbero, come stanno facendo, con la mascherina, con i guanti, a distanza di almeno un metro dagli altri: che cosa si vuole di più da loro? Le persone che attualmente stanno violando le regole non sono certo i nonni, ma, per lo più, persone di età inferiore. Ed allora, perché infierire sui nonni?

Togliere i nonni dalla normale circolazione significherebbe infierire un durissimo colpo al sistema del welfare nazionale, il quale, per almeno un terzo, poggia sulla presenza generosa e intelligente dei nonni. Senza la libera circolazione dei nonni, chi assisterà i nipoti mentre i figli torneranno al lavoro e con le scuole chiuse? Chi darà da mangiare ai nipoti? Chi conforterà i nipoti, sottraendoli all’attuale crudele solitudine? Chi infonderà speranza ai giovani così provati? I nonni, che, ripetiamo, sanno benissimo difendersi dai subdoli attacchi del virus, sono indispensabili per tenere insieme il nostro tessuto sociale, anche perché (occorre non dimenticarlo) fanno parte integrante della famiglia, che, in questi due mesi, ha costituito la spina dorsale vitale dell’intero Paese.

La misura da noi contestata, poi, non tiene conto di una distinzione che chi governa non può ignorare. Ci sono, purtroppo, molti anziani non autosufficienti, che costituiscono un gravissimo problema per tutto il mondo, come stiamo constatando proprio in questi giorni: un problema che investe anche l’intera Italia e che deve essere affrontato senza più perdite di tempo, con gli strumenti specifici previsti per le patologie, senza badare a spese, come spesso è stato fatto. Ma la stragrande maggioranza dei nonni, fortunatamente, è autosufficiente sia dal punto di vista vitale che da quello mentale e, quindi, deve essere abbandonata l’equazione nonno=persona da assistere.

Le assicuriamo che questi nonni sono più vitali e generosi e intelligenti di tante altre persone. Ed allora, perché ghettizzarli?

Se queste ed altre sono le ragioni che ci spingono a chiedere al Governo di non procedere sulla strada paventata, ci permettiamo segnalare un altro problema. Siamo sicuri che anche il buon senso spingerà il Governo a seguire la strada da noi qui indicata e che quindi nessuna misura sarà assunta nel prossimo DPCM su questo tema. Nella malaugurata idea (neppure pensabile) che, invece, si volesse procedere sulla via sbagliata, segnaliamo che esiste il delicato problema che investe l’illegittimità dei DPCM che si sono finora susseguiti, come è stato rilevato anche da autorevoli professionisti della materia. Infatti, un semplice DPCM non può limitare, con forza di legge, i diritti essenziali dei cittadini. Anche sotto questo profilo, il divieto alla circolazione dei nonni sarebbe illegittimo.

Assicuriamo che ci siamo decisi a questo intervento per spirito di collaborazione e per amore sia ai nonni che alla legalità.

Siamo disponibili ad ogni approfondimento. Cordiali saluti.

Dott. Pierluigi Ramorino (Presidente) - Avv. Giuseppe Zola (Vicepresidente)

Associazione Nonni 2.0

Questo articolo è stato pubblicato su La Piazza Grande del 21.4.2020 a pag. 28

 

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Se Conte si sente assediato

Tiene banco un tema che ne ingloba molti altri: quanto è ancora in grado di sopravvivere il governo Conte? Un tempo qualcuno prevedeva che avrebbe coperto l’intero arco della legislatura, quanto meno sarebbe arrivato alla scadenza del mandato di Mattarella, all’inizio del 2022. Oggi nessuno azzarda un simile vaticinio. Semmai, chi desidera che l’attuale assetto regga si aggrappa a un dato di fatto reale: la difficoltà di immaginare, allo stato delle cose, un’altra maggioranza e un altro premier. Tuttavia l’esperienza insegna che simili calcoli sono quasi sempre astratti.

Nel momento del tracollo sono spesso le circostanze a risolvere le alchimie politiche, individuando le formule e le persone sulle cui gambe far camminare il ricambio. Non siamo arrivati a quel punto, ma quasi.

Sappiamo che il premier si sente assediato e questo lo ha indotto a commettere vari errori, come l’eccesso di esposizione televisiva a scapito del Parlamento. O l’abuso dei decreti della presidenza del Consiglio, stigmatizzato da una figura autorevole come Sabino Cassese. Tutti fattori di debolezza.

È probabile che al vertice europeo di giovedì Conte superi lo scoglio del Mes (il fondo salva-Stati) attraverso qualche gioco di prestigio in grado di far digerire ai Cinque Stelle la scelta pressoché obbligata (così come buona parte dei grillini si sente obbligata a restare attaccata all’esecutivo). Ma dopo il recente caos nell’aula di Bruxelles, quando i vari rappresentanti italiani, di maggioranza e di opposizione, si sono espressi nell’anarchia più totale, è evidente che un po’ tutti gli equilibri stanno saltando. C’è però un nodo di fondo: il sistema industriale italiano ha un disperato bisogno di liquidità e questa la può fornire soprattutto l’Europa.

L’idea di "cavarsela da soli" è suggestiva, ma richiederebbe uno Stato in grado di funzionare con tempestiva efficacia. E non sembra questo il caso.

Ne deriva che Conte può scivolare non tanto sul Mes, bensì sulla "fase 2", quando le risorse soprattutto europee dovranno essere gestite e smistate con equilibrio politico. L’equilibrio che in queste settimane troppo spesso è mancato, come dimostrano le tensioni tra Nord e Sud, o tra certi settori del Nord e Palazzo Chigi. C’è un precedente che fa riflettere: il 2011, quando il governo Berlusconi lasciò il campo sotto la pressione delle circostanze (l’emergenza finanziaria) e fu sostituito da un governo "del presidente" (Napolitano-Monti) fondato su un’ampia maggioranza parlamentare. Oggi il quadro è diverso, ma non del tutto. Le fratture nella maggioranza esistono, ma in parte sono ricomponibili. E nel centrodestra emergono novità. Berlusconi non vede l’ora di sottrarsi all’egemonia salviniana ed è pronto a entrare in una combinazione che superi Conte. Giorgia Meloni ha maturato una sua linea sull’Europa che non coincide con il massimalismo della Lega. Nel Carroccio stesso nulla è statico. Salvini tende per istinto alle scelte più radicali, sulla linea del tandem Bagnai-Borghi. Ma Giorgetti, come ha scritto questo giornale, crede da tempo a un’ipotesi di solidarietà nazionale. E nelle regioni del Nord, il veneto Zaia propone un modello di amministrazione territoriale ben diversa dal nazionalismo quasi ideologico propugnato dal leader. Non è chiaro come tutto questo si trasformerà in ipotesi concrete, ma forse l’immobilismo attuale non durerà a lungo.

Stefano Folli – la Repubblica – 19 aprile 2020

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