Reddito di cittadinanza o di inclusione, le cose da sapere

Cinque milioni di poveri in Italia non si possono ignorare, ed è giusto dare loro un assegno di sussistenza. Ma i soldi vanno spesi bene perché a pagare l’Irpef sono sempre i soliti 41 milioni di italiani. E anche tra loro non tutti se la passano benissimo. (...) L'Italia stanzia ben 18 miliardi di euro per la lotta alla povertà. Oltre un terzo – 6,5 miliardi – va al 50% di italiani con redditi superiori alla media. La legge che ha istituito il Reddito di inclusione (Rei) prevedeva un riordino della spesa sociale. Non è mai stato fatto. I cittadini quando vanno a votare non premiano chi gli toglie qualcosa. E i partiti lo sanno.Il Data Room di Milena Gabanelli sul Corriere della Sera offre numeri inquietanti.

Nel bilancio dello Stato miliardi di euro buttati al vento... e i veri poveri?

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Torniamo a votare, per favore

Dal 2010 gli italiani sono stati sostanzialmente espropriati del diritto di voto. Nell’autunno di quell’anno l’ex presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, con il governo Berlusconi in crisi di consensi, anziché mandare l’uomo di Arcore a casa con il suo esecutivo, inopinatamente, ha preteso che il parlamento  provvedesse all’approvazione della legge di bilancio e, successivamente verificare se ci fosse ancora  la maggioranza per tenere in vita il governo di Silvio, dopo la fuoriuscita di Gianfranco Fini (“Che fai, mi cacci?”) e la convulsione di decine di parlamentari (ricordate l’ abbandono della nave di Antonio Di Pietro da parte di Sergio De Gregorio, Antonio Razzi e Domenico Scilipoti?), transfughi da un partito all’altro con rientri a casa. In quella fine d’anno se ne sono viste di tutti i colori, con cambi di casacca repentini a sostegno dell’esecutivo in grande difficoltà. L’errore è stato di Silvio Berlusconi, padre-padrone del centro destra. Non avrebbe dovuto irritare per poi espellere il presidente della Camera Fini, nell’interesse del governo a sua guida. Purtroppo il tycoon de no’antri si è incaponito ed ha dato un contributo determinante alla fine della sua esperienza governativa e del tracollo elettorale del centrodestra.

Infatti l’anno successivo c’è stata la resa dei conti. Il presidente Napolitano ha deciso di giocare una partita in prima persona e ha deciso cosa fare. Sulle pelle del Paese. Contatta il prof. Mario Monti a cui ha chiesto di subentrare a Silvio Berlusconi in palese difficoltà, specie dopo la lettera della Bce che qui riproduciamo, per fare memoria di quel che accadde nel 2011:

Caro Primo Ministro,
Il Consiglio direttivo della Banca centrale europea il 4 Agosto ha discusso la situazione nei mercati dei titoli di Stato italiani. Il Consiglio direttivo ritiene che sia necessaria un'azione pressante da parte delle autorità italiane per ristabilire la fiducia degli investitori. 
Il vertice dei capi di Stato e di governo dell'area-euro del 21 luglio 2011 ha concluso che «tutti i Paesi dell'euro riaffermano solennemente la loro determinazione inflessibile a onorare in pieno la loro individuale firma sovrana e tutti i loro impegni per condizioni di bilancio sostenibili e per le riforme strutturali». Il Consiglio direttivo ritiene che l'Italia debba con urgenza rafforzare la reputazione della sua firma sovrana e il suo impegno alla sostenibilità di bilancio e alle riforme strutturali. 
Il Governo italiano ha deciso di mirare al pareggio di bilancio nel 2014 e, a questo scopo, ha di recente introdotto un pacchetto di misure. Sono passi importanti, ma non sufficienti.

Nell'attuale situazione, riteniamo essenziali le seguenti misure:

1.Vediamo l'esigenza di misure significative per accrescere il potenziale di crescita. Alcune decisioni recenti prese dal Governo si muovono in questa direzione; altre misure sono in discussione con le parti sociali. Tuttavia, occorre fare di più ed è cruciale muovere in questa direzione con decisione. Le sfide principali sono l'aumento della concorrenza, particolarmente nei servizi, il miglioramento della qualità dei servizi pubblici e il ridisegno di sistemi regolatori e fiscali che siano più adatti a sostenere la competitività delle imprese e l'efficienza del mercato del lavoro.

a) È necessaria una complessiva, radicale e credibile strategia di riforme, inclusa la piena liberalizzazione dei servizi pubblici locali e dei servizi professionali. Questo dovrebbe applicarsi in particolare alla fornitura di servizi locali attraverso privatizzazioni su larga scala. 

b) C'è anche l'esigenza di riformare ulteriormente il sistema di contrattazione salariale collettiva, permettendo accordi al livello d'impresa in modo da ritagliare i salari e le condizioni di lavoro alle esigenze specifiche delle aziende e rendendo questi accordi più rilevanti rispetto ad altri livelli di negoziazione. L'accordo del 28 Giugno tra le principali sigle sindacali e le associazioni industriali si muove in questa direzione.

c) Dovrebbe essere adottata una accurata revisione delle norme che regolano l'assunzione e il licenziamento dei dipendenti, stabilendo un sistema di assicurazione dalla disoccupazione e un insieme di politiche attive per il mercato del lavoro che siano in grado di facilitare la riallocazione delle risorse verso le aziende e verso i settori più competitivi.

2.Il Governo ha l'esigenza di assumere misure immediate e decise per assicurare la sostenibilità delle finanze pubbliche. 

a) Ulteriori misure di correzione del bilancio sono necessarie. Riteniamo essenziale per le autorità italiane di anticipare di almeno un anno il calendario di entrata in vigore delle misure adottate nel pacchetto del luglio 2011. L'obiettivo dovrebbe essere un deficit migliore di quanto previsto fin qui nel 2011, un fabbisogno netto dell'1% nel 2012 e un bilancio in pareggio nel 2013, principalmente attraverso tagli di spesa. È possibile intervenire ulteriormente nel sistema pensionistico, rendendo più rigorosi i criteri di idoneità per le pensioni di anzianità e riportando l'età del ritiro delle donne nel settore privato rapidamente in linea con quella stabilita per il settore pubblico, così ottenendo dei risparmi già nel 2012. Inoltre, il Governo dovrebbe valutare una riduzione significativa dei costi del pubblico impiego, rafforzando le regole per il turnover (il ricambio, ndr) e, se necessario, riducendo gli stipendi. 

b) Andrebbe introdotta una clausola di riduzione automatica del deficit che specifichi che qualunque scostamento dagli obiettivi di deficit sarà compensato automaticamente con tagli orizzontali sulle spese discrezionali. 

c) Andrebbero messi sotto stretto controllo l'assunzione di indebitamento, anche commerciale, e le spese delle autorità regionali e locali, in linea con i principi della riforma in corso delle relazioni fiscali fra i vari livelli di governo.

Vista la gravità dell'attuale situazione sui mercati finanziari, consideriamo cruciale che tutte le azioni elencate nelle suddette sezioni 1 e 2 siano prese il prima possibile per decreto legge, seguito da ratifica parlamentare entro la fine di Settembre 2011. Sarebbe appropriata anche una riforma costituzionale che renda più stringenti le regole di bilancio. 
3. Incoraggiamo inoltre il Governo a prendere immediatamente misure per garantire una revisione dell'amministrazione pubblica allo scopo di migliorare l'efficienza amministrativa e la capacità di assecondare le esigenze delle imprese. Negli organismi pubblici dovrebbe diventare sistematico l'uso di indicatori di performance (soprattutto nei sistemi sanitario, giudiziario e dell'istruzione). C'è l'esigenza di un forte impegno ad abolire o a fondere alcuni strati amministrativi intermedi (come le Province). Andrebbero rafforzate le azioni mirate a sfruttare le economie di scala nei servizi pubblici locali. 
Confidiamo che il Governo assumerà le azioni appropriate.
Con la migliore considerazione,

Mario Draghi, Jean-Claude Trichet - Francoforte/Roma, 5 Agosto 2011 

Morale della favola, l’Italia non è più padrona del suo destino. E’ vero che da un ventennio i governi che si sono succeduti non sono riusciti ad affrontare e risolvere i veri problemi del Paese. L’economia non cresce e da decenni non si intravedono misure capaci di invertire il trend della mancata crescita con adeguate politiche di diminuzione del carico fiscale su aziende e cittadini e di incentivi alle imprese che assumono, nonché di porre un freno all’aumento della spesa pubblica, arrivata a livelli ormai insopportabili.

Eppure non appare difficile individuare cosa fare. Ci vuole buona volontà e una buona dose di serietà. E’ vero che occorre approvare una legge elettorale che aiuti a fare chiarezza sui consensi di cui possono ancora godere i vari partiti. La cui credibilità è ridotta ai minimi termini. Dovrebbero rendersene conto ed essere conseguenti e pensare al bene del Paese e non alla varie Ditte che si confrontano nella contesa elettorale. Se il M5S è diventato un avversario temibile nelle urne è semplicemente per la grande confusione che regna sovrana nelle segreterie dei democratici, in primo luogo, ma anche a casa del NCD (che ha più rappresentanti nel governo di quanti voti ha sul territorio), ad Arcore, tra i padani di Salvini  L’Italia è bloccata. Ma lo è da oltre un ventennio. E non si intravede una soluzione ai suoi problemi. Che sono i problemi dell’elettorato, sempre più disorientato. Se il malessere si diffonde sempre più è perché gran parte della popolazione avverte un disagio crescente perché sente lontani i suoi rappresentanti. E constatano che quanto sottolineano alcune organizzazioni internazionali come Oxfam. L’Italia è in palese ritardo e i cittadini avvertono da anni l’incapacità dei nostri governanti di portare a soluzione i problemi del Paese. Una volta florido, oggi in angustie ben fotografate dall’indagine di questa Ong. In calce a queste considerazione è indispensabile che entro pochi mesi si torni a votare con una legge elettorale degna di questo nome e che non favorisca nessuno, nè i Cinquestelle, nè il Pd, nè altri. Introdurre una soglia di sbarramento del 5% e la modifica dell'art. 67 della Carta Costituzionale per impedire il voltagabbanismo basterebbero per ridare speraza agli italiani.

Marco Ilapi, 16 gennaio 2017

Oxfam:  Agisci contro la diseguaglianza, agisci contro l’ingiustizia

Un’economia per il 99%, il nuovo rapporto di Oxfam diffuso oggi, alla vigilia del Forum economico mondiale di Davos, analizza quanto la forbice tra ricchi e poveri si stia estremizzando: multinazionali e super ricchi continuano infatti ad alimentare la disuguaglianza, facendo ricorso a pratiche di elusione fiscale, massimizzando i profitti e usando il loro potere per influenzare la politica.

La soluzione? Ripensare il sistema economico a cui siamo abituati, che fin qui ha funzionato a beneficio di pochi fortunati e non della stragrande maggioranza della popolazione mondiale: è questo che, insieme, vogliamo chiedere al nostro governo con il nostro manifesto.

Roberto Barbieri, direttore generale di Oxfam Italia: “I servizi pubblici essenziali come sanità e istruzione subiscono tagli, ma a multinazionali e super ricchi è permesso di eludere impunemente il fisco. La voce del 99% rimane inascoltata perché i governi mostrano di non essere in grado di combattere l’estrema disuguaglianza, continuando a fare gli interessi dell’1% più ricco: le grandi corporation e le élites più prospere”.

Ricchezza globale: i poveri sono sempre più poveri

Secondo le nuove stime sulla distribuzione della ricchezza globale, basate su dati migliorati rispetto alla condizione delle fasce di popolazione meno abbienti in Cina e India, la metà più povera del pianeta è ancora più povera di quanto calcolato in passato.

E i ricchi sono sempre più ricchi

I mega paperoni dei nostri giorni si arricchiscono a un ritmo così spaventosamente veloce che potremmo veder nascere il primo trillionaire (ovvero un individuo che possiederà più di 1.000 miliardi di dollari) nei prossimi 25 anni. Una cifra che si consuma solo spendendo un milione di dollari al giorno per 2.738 anni.

Al contrario di un normale risparmiatore, i super ricchi fanno ricorso a una fitta rete di paradisi fiscali per evitare di pagare la loro giusta quota di tasse, oltre che a un esercito ben pagato di società di gestione del patrimonio per trarre il massimo profitto dagli investimenti fatti. Inoltre, è una leggenda che i miliardari si siano fatti tutti da sé: Oxfam ha calcolato che 1/3 della ricchezza dei miliardari è dovuta a eredità, mentre il 43% a relazioni clientelari. A chiudere il cerchio c’è l’uso di denaro e relazioni da parte dei ricchissimi per influenzare le decisioni politiche a loro favore. Ovunque nel mondo i governi continuano a tagliare le tasse su corporation e individui abbienti.

Donne e disuguaglianza

In questo quadro, le donne sono particolarmente svantaggiate perché trovano prevalentemente lavoro in settori con salari più bassi e hanno sulle spalle la gran parte del lavoro domestico e di cura non retribuito. Di questo passo ci vorranno 170 anni perché una donna raggiunga gli stessi livelli retributivi di un uomo.

E in Italia?

Nel 2016 la ricchezza dell’1% più ricco degli italiani (in possesso oggi del 25% di ricchezza nazionale netta) è oltre 30 volte la ricchezza del 30% più povero dei nostri connazionali. Per quanto riguarda il reddito tra il 1988 e il 2011, il 10% più ricco della popolazione ha accumulato un incremento di reddito superiore a quello della metà più povera degli italiani.

Adesso tocca a noi

Dobbiamo sapere che agire contro la disuguaglianza è possibile. E’ possibile grazie a un modello di economia umana: una visione economica alternativa fondata su principi e su politiche possibili che salvaguardano il bene comune dell’intera società, un nuovo approccio, capace di generare benefici per tutti e non solo per pochissimi fortunati.

Chiediamo quindi a tutti i cittadini, anche in Italia, a chiedere ai Governi e ai leader politici di adoperarsi per realizzarla, garantendo:

Un sistema di tassazione più progressivo, Politiche occupazionali che garantiscano ai lavoratori un salario dignitoso e diminuiscano i divari retributivi Servizi pubblici di qualità in ambito educativo e sanitario, Uno sviluppo economico che rispetti i limiti naturali del nostro pianeta,

Un reale ascolto dei bisogni dei cittadini e non degli interessi di alcune élites privilegiate.

Sfida l’ingiustizia della disuguaglianza estrema

Oxfam è un'importante confederazione internazionale specializzata in aiuto umanitario e progetti di sviluppo, composta da 18 organizzazioni di Paesi diversi che collaborano con quasi 3.000 partner locali in oltre 90 paesi per individuare soluzioni durature alla povertà e all'ingiustizia. Il nome "Oxfam" si riferisce unicamente alla confederazione internazionale, di cui fanno parte varie ONG affiliate, presenti in molti paesi, spesso denominate con il nome "Oxfam" seguito da quello del paese. La denominazione Oxfam International, invece, si utilizza con esclusivo riferimento al Segretariato internazionale (da Wikipedia).

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Italia povera sì, anzi, no!

La crisi azzanna, le tasse strozzano, ma non toccate il Suv. Nell’Italia dei redditi dichiarati, dove intere zone del Paese galleggiano appena al di sopra della sopravvivenza, ci sono contribuenti che non sembrano poter rinunciare ad avere un bel po’ di cavalli sotto il sedile. Bolidi e berline di lusso sfrecciano anche in paesini depressi, dove le case cadono a pezzi e il tasso di disoccupazione è un’emergenza cronica. Passione per i motori? Teste di legno? Qualcosa non quadra. Un articolo di Raphael Zanotti su La Stampa.

L'Italia piange miseria, molti poveri con la porsche

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