La Commissione Europea e il bilancio da approvare

La parte più ricca e formata del mondo con il primo mercato globale, deve immaginare il proprio futuro economico. Mentre la “Perfida Albione” (Paese del G7) si pone fuori e guarda al rapporto con l’Atlantico sognando l’impero e mentre Africa e Asia, con modalità e finalità diverse “premono” sul Vecchio Continente, i 27 si troveranno a determinare fondi e investimenti, scelte per settori e per materia. Al Consiglio d’Europa straordinario per avere di più, in molti citeranno la famosa “I want my money back!” gridata da Margaret Thatcher in diverse trattative tra Londra e Bruxelles, ma bisognerà decidere insieme: con la regola dell’unanimità si è vincolati alla collegialità, anche per questo una riunione potrebbe non bastare. Il commento di Giacomo D'Arrigo su Huffington Post.

Ue, il nodo dei nodi: l'approvazione del bilancio 2021-2027

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I conti (sbagliati?) di Conte

Gira una certa aria di felicità a sinistra, in questo fine anno. Complici le sardine e Giuseppe Conte. Delle buone ragioni e delle speranze che le prime hanno generato non c’è molto da aggiungere alle tante lodi. Misterioso rimane invece, almeno ai miei occhi, il fatto che Giuseppe Conte sia diventato un fattore ispirazionale per le forze democratiche. In punta di forchetta istituzionale il ruolo che ricopre è del tutto legittimo: i premier nel nostro sistema vengono nominati, non eletti direttamente. Ma in termini di sostanza politica, dopo quasi un decennio di polemica feroce (da parte delle opposizioni, ma poi ampiamente condivisa dalla sinistra) sulla lunga serie di premier scelti dal Colle o rimpastati con accordi interni ai partiti, senza ritorno alle urne, come si sia poi arrivati a un Conte che non ha mai partecipato a nessuna elezione, e non ha mai nemmeno visto da lontano una qualche forma di  vita politica, rimane per me incomprensibile. Il commento di Lucia Annunziata su Huffington Post.

Dal Conte 1 al Conte 2, la guerra per Palazzo Chigi

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Ursula vuole Gentiloni all'Economia

  • Pubblicato in Esteri

Archiviata la stagione dei sovranisti contro l’establishment, l’Unione europea riscopre il conflitto di sempre: falchi contro colombe. Ovvero Stati del centro nord più rigoristi contro Paesi del sud più spendaccioni. La Lega è fuori dal governo, l’Italia è uscita dall’isolamento ed è stata accolta nel tavolo dei Paesi che contano, ma i problemi sono quelli di sempre. Il debito pubblico al 132% del Pil non è sparito e bisogna ancora rispettare i vincoli del Fiscal compact che ci impongono di ridurre il debito di un ventesimo all’anno. Il comento di Andrea Fioravanti su Linkiesta.

Bruxelles, Gentiloni verso gli Affari Economici (Paesi del Nord permettendo)

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