Bruxelles cambia registro?

Le sorti del prossimo governo italiano (ancor più se sarà davvero giallo-rosso) dipendono da Ursula. No, non dalla “coalizione Ursula”, ma proprio da lei, la presidente della commissione europea, la democristiana tedesca Ursula von der Leyen (...)  In campo l'ipotesi di ridiscutere e di rivedere tempi, modi, ritmi del fiscal compact, in modo da lasciare più margini di manovra ai paesi che debbono rientrare da un indebitamento eccessivo. E sono davvero tanti. Certo, peggio di tutti stanno la Grecia (181% del pil) e l'Italia (132%) che continuano ad accumulare debiti. Quasi tutti gli altri paesi mostrano una tendenza discendente e sono scesi sotto il 100% (Francia e Spagna sono al 98%) che comunque resta una quota molto alta. Solo la Germania può vantare di essere tornata entro i limiti del trattato di Maastricht con il 60,7% e un avanzo pari all'1,7% del prodotto lordo. L'opinione di Vincenzo Pinto  su Linkiesta.

L'Europa saprà cambiare registro? dipende da Ursula...

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Maastricht, l'Italia pretende il cambiamento delle regole

Bruxelles richiama l’Italia all’ordine sulla sforamento del deficit, stante che i parametri di Maastricht fissano il contenimento del deficit nei limiti del 3%, e sul debito pubblico (che dovrebbe essere al 60% del Pil). Il vice premier Matteo Salvini dal canto suo rilancia: “Cambiamo le regole, rimettiamo al centro del dibattito lavoro e disoccupazione”. In una diretta Facebook dice: “Finché l’Italia non dimezzerà il suo tasso di disoccupazione scendendo dal 10 al 5%, abbiamo il diritto di investire su lavoro, infrastrutture strade scuole ospedali, sicurezza”. Per questo la Lega proporrà che i “parametri europei non siano quelli freddi impostati solo sulla finanza, che abbiamo visto che non funzionano. Bisogna cambiare visuale e mettere al centro la disoccupazione: il numero magico non è il 3 o il 2 o il 4% ma è il tasso di disoccupazione. Le regole attuali hanno fallito”. Le considerazioni di Giuliano Balestreri sul sito Business Insider.

 L'Ue deve cambiare marcia, se non vuole morire

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Bruxelles e Roma ai ferri corti, lo spread vola

Secondo gli accordi di Maastricht il tetto massimo di deficit concesso agli stati membri è del 3% – al 2,4% quello proposto dall’Italia è ben al di sotto – e un deficit del 60% per Pil. Il trattato di Maastricht non è stato cambiato, tuttavia dal 2010 la Commissione ha introdotto un nuovo concetto di deficit, il deficit strutturale, che esclude dalla valutazione le tendenze cicliche dell’economia e gli eventi straordinari, come i disastri naturali. Il tetto del deficit strutturale viene suggerito annualmente da Bruxelles a ogni Stato membro secondo alcuni parametri che vedremo qui di seguito. Per l’Italia nel 2019 non deve superare lo 0,6% mentre la proposta del governo lo porterebbe allo 0,8%. La differenza tra questi due valori è il motivo della disputa tra Roma e Bruxelles. Il commento dell'economista Loretta Napoleoni su il Fatto Quotidiano.

La diarchia franco-tedesca vuole il default dell'Italia

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