E' la fine per i rottamatori "scuola Renzi"?

Renzi, Di Maio, Salvini: sembravano quasi inarrestabili, nel loro slancio giovanile, gli astri nascenti della nascente Terza Repubblica. A distanza di pochi mesi, appaiono tutti in difficoltà. Tutti, in fondo, con lo stesso problema: doversi guardare le spalle, dentro il proprio partito, non tanto dalla presenza di altri enfant prodige, ma piuttosto dal ritorno dei vecchi capi. Massimo d’Alema riunirà domani i Comitati per il no al referendum. L'opinione di Fabio Bordignon sul Messaggero Veneto.

Renzi, Salvini e C.: da rottamatori a rottamati?

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Ainis: "Alle amministrative prevarrà il Pd"

Il Pd ottiene un buon risultato alle amministrative e Renzi un ottimo successo al referendum costituzionale in autunno. A quel punto c'è lo scioglimento anticipato delle Camere, anche perché sarebbe bizzarro che rimanga in vita un Senato che non c'è più, e si vota. Il Pd però non prende il 40% e vanno al ballottaggio Renzi e Di Maio. Il primo va a casa, il secondo diventa presidente del Consiglio».L'intevista al prof. Michele Ainis di Luigi Mascheroni su il Giornale.

Dopo il referendum costituzionale, tutti a casa, così Ainis

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Attenti all'exploit del M5S

Da molti anni e per molti anni, fino a ieri, il M5s è apparso un partito personalizzato. Anzi, quasi "personale". Perché fondato da Grillo e su Grillo. Legalmente titolare del marchio. Specchio e amplificatore di un MoVimento, peraltro, frammentato e disperso. Beppe Grillo: gli ha dato visibilità e, anzitutto, unità. Ne è stato il volto, la voce. E, insieme a Roberto Casaleggio, lo stratega. Fino a ieri. Ma, oggi, molto è cambiato. Certo, fra gli elettori, Beppe Grillo resta il più popolare, il più "amato". E non potrebbe essere diversamente. Perché è ancora lui l'attore  -  politico e non solo  -  protagonista. Ma altri leader crescono, intorno a lui. Per quanto popolare, anzi: il più popolare, dentro e fuori il M5s, infatti, Beppe Grillo, non è più il "leader preferito". Le indicazioni (spontanee) degli elettori del M5s, infatti, mostrano al proposito un cambiamento profondo, nel corso del tempo (sondaggi Demos). Nel marzo 2013, all'indomani del voto, c'era, effettivamente, solo Grillo (77%). Intorno a lui: nessuno. Ma, oggi, solo il 10% degli elettori pentastellati lo vorrebbe leader. Mentre la scelta di gran lunga più condivisa si orienta su Luigi Di Maio. Perfino Alessandro Di Battista ottiene un sostegno  -  leggermente  -  più ampio: 13%.
L'editoriale di Ilvo Diamanti su la Repubblica.

Il M5S cambia pelle, è pronto per governare

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