Italia, gli stipendi sono troppo bassi

Dal 2000 al 2017 i salari italiani sono aumentati di soli 400 euro all’anno, contro i 5000 euro di aumento medio della Germania e i 6000 euro circa di aumento medio della Francia. Dieci volte meno. E siamo uno dei sei Paesi su 28 dell’Unione Europea a non avere un salario minimo legale. L'editoriale di Francesco Cancellato sul sito linkiesta.

Quando il reddito di cittadinanza supera il salario dei lavoratori

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Roma, Marino sfida Renzi

Il caso di Ignazio Marino è un inedito nella storia della legge elettorale dei sindaci e potrebbe diventare anche un precedente. Perché in una fase in cui il peso dei partiti è leggero, quel meccanismo per eleggere il primo cittadino sollecita un tipo di rapporto diretto con gli elettori che può azzerare e scavalcare i partiti. Può rendere, cioè, il ruolo delle forze politiche completamente ininfluente nel governo della città e nelle scelte anche drammatiche come quelle delle dimissioni. Come abbiamo visto nelle ultime ore, Marino ha chiamato a sé la piazza, ha evocato un consenso popolare e in virtù di questo suo mandato “diretto” ha ieri ritirato le dimissioni da sindaco. Mandando in tilt il Pd che ora per liberarsene è costretto a sfiduciarlo insieme alle opposizioni. L'editoriale di Lina Palmerini su Il Sole 24 Ore.

Lo schiaffo romano di Ignazio a Matteo

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Addio, bella Europa. Ci eravamo tanto amati

Addio, bella Europa

Adesso anche Giovanni Toti è disponibile alla rinuncia al seggio di Bruxelles. E’ un vizio italiano. Che si ritorce contro il nostro Paese. Agli eurodeputati italiani non importa un fico secco dell’Unione Europea. Appena possono, tornano indietro sui propri passi. Lo hanno fatto Silvio Berlusconi, Massimo D’Alema, Antonio Di Pietro, Clemente Mastella, Luigi De Magistris, Renato Brunetta, Alessandra Mussolini, Rosario Crocetta, Umberto Bossi, Raffaele Costa, Romano Prodi. Brucia lo scranno di Strasburgo o quello di Bruxelles? Per i nostri baldi uomini politici evidentemente sì. Ma più probabilmente è una motivazione sem-iseria, se non ridicola, che dovrebbe irritare fortemente noi elettori. In Europa si sentono a disagio, non contano nulla e, appena, si apre loro un’opportunità, scelgono il rimpatrio. Lo sta per fare anche Alessandra Moretti, che si è candidata a governatrice del Veneto. Sergio Cofferati è pure lui europarlamentare e aveva dato la sua disponibilità a candidarsi (se le primarie liguri lo avessero aiutato) a subentrare a Claudio Burlando, attuale contestato governatore della Liguria. E poi c’è da considerare che si prendono in giro gli elettori, di ogni raggruppamento politico. Le elezioni al Parlamento europeo non interessano granché ai politici italioti. Lo stesso capipopolo leghista, Matteo Salvini, si è reso disponibile a candidarsi a sindaco di Milano quando Giuliano Pisapia lascerà Palazzo Marino. Il risultato è che i politici degli altri Paesi, Germania in testa, assumono la guida dell’Unione Europea, discutono i provvedimenti che maggiormente interessano il rispettivo elettorato, li fanno approvare e l’Italia resta a bocca asciutta. Si becca le sanzioni (come la tristissima storiaccia delle quote latte ha insegnato) e zitti tutti! Poi a protestare. Ma che ci mandiamo la Iva Zanicchi ed Elisabetta Gardini a perorare i problemi dei nostri territori? Siamo seri. Finché non si cambia registro e in Europa ci andranno persone preparate in grado di affrontare tutte le delicate questioni che stravolgono la vita di 60 milioni di concittadini, l’Italia sarà sempre in posizione di Paese sofferente, incapace di sostenere le ragioni dei nostri agricoltori e dei nostri allevatori. Anche Matteo Renzi sta commettendo gli errori dei vari leader nazionali che hanno considerato le elezioni europee un trampolino di lancio per la parrocchia italica. Un esempio fra i tanti: Federica Mogherini è stata sì nominata (ha tanto insistito Matteo Renzi) Lady Pesc, alto rappresentante della politica europea, ma è chiaro a tutti che è a Bruxelles come sopramobile di Jean Claude Juncker, Angela Merkel e Francois Hollande. Qualcuno si è accorto dell’insignificanza della sua presenza in Commissione Europea? Eh, sì, l’Italia è un Paese di dilettanti politici allo sbaraglio. E l’Unione Europea ci castiga. Colpa solamente nostra. Dimostriamo di essere incapaci di tutelare in modo appropriato i nostri interessi. Salvo poi lagnarci. La stessa piccola Finlandia, per non parlare della Danimarca, ha più potere dei rappresentanti italici. Che tristezza!

Marco Ilapi

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