Più potere a Cottarelli per uscire dal vicolo cieco della stagnazione

Per far buone riforme occorre competenza tecnica, precisione e consapevolezza dell’importanza dei dettagli, abitudine non a improvvisare ma a elaborare e controllare procedure e regole da applicare con regolarità. Sono caratteristiche che non mancano a Carlo Cottarelli. E nemmeno gli manca la convinzione politica che deve firmare le scelte tecniche. Renzi ha ragione quando insiste che la politica e le sue scelte devono essere in prima fila. Ma sbaglia se presenta la scelta politica come un obiettivo privo di dettaglio tecnico, se esagera nel tenere politica e tecnica separate, se si circonda di tecnici ai quali non riconosce l’influenza politica che meritano. Cottarelli ha commissionato a gruppi di esperti diversi rapporti su singoli capitoli della revisione della spesa; non ha avuto l’autorizzazione a diffonderli: una mancata trasparenza che è anche mancanza di rispetto per chi ha lavorato, oltre che con competenza, con passione civile e convinzione politica. Così Franco Bruni su La Stampa.

Spending review al palo, nonostante le promesse renziane

Leggi tutto...

C'è chi si ostina a non volere le riforme

Il premier vuole le riforme di cui l'Italia ha da trent'anni bisogno. C'è chi rema contro ed ha legittime aspettative di introdurre miglioramenti al percorso indicato dalla maggioranza. Il governo deve evitare il muro contro muro e cercare di accogliere alcuni emendamenti. La ghigliottina prospettata da Maria Elena Boschi sarebbe un errore grave, perché impedirebbe una franca discussione. Gli ottomila emendamenti proposti sono, però, un po' pretestuosi e bisogna convenirne. Così Massimo Franco sul Corriere della Sera. 

Lo spettro delle riforme agita un vecchio modo di fare politica

Leggi tutto...

Matteo sfoglia la margherita...

Ce la farà o no il nostro piccolo eroe fiorentino a completare il percorso riformistico, con tutti gli ostacoli che si trova davanti? Vediamo. Cominciando dalla mistica delle riforme costituzionali; le promuoveva il Quirinale, tale essendo l'obiettivo della «larghe intese»: le quali erano veicolo d'un regime consortile dove il Pd sarebbe stato junior partner, perché nella XVI legislatura Re Lanterna era padrone, ma in 42 mesi dilapida il capitale, fino alle squallide dimissioni, sabato 12 novembre 2011. Furioso e gemebondo, lamentava le maglie strette d'una Carta obsoleta e i lunghi percorsi legislativi, imputabili alla struttura bicamerale, ululando ogniqualvolta la Consulta dichiarasse invalide norme disegnate sulla sua anomala misura. Il Colle guardava, indifferente all'immane conflitto d'interessi e coinvolto in manovre d'abusiva immunità. L'eclissi dura un anno: redivivo, sfiora la clamorosa rivincita; nasce un governo bicolore guidato da Letta nipote, la cui storia familiare e politica vale un programma; e chi elabora le novità supreme, ministro competente? Gaetano Quagliariello, centurione berlusconiano. Marchiate dall'oligarchia partitica, le Camere attuali erano le meno idonee a rifondare lo Stato. Così tengono banco questioni artificiose su cui il governo s'impegna a vuoto. Così il prof. Franco Cordero su la Repubblica.

 

la vita difficile del premier rottamatore

Leggi tutto...
Sottoscrivi questo feed RSS