L'economista Fitoussi: non è più tempo di Patto di stabilità

Se la Germania, patria del rigore di bilancio, manda il Patto di stabilità in naftalina per 4 anni, vuol dire che l’Europa è forse cambiata per sempre. Ed è molto meglio così, quasi una benedizione. Perché, dice l’economista e saggista francese, membro del board dell’Istituto Mitterrand, Jean-Paul Fitoussi, fondamentalmente è tempo che il Fiscal compact muoia, per sempre. (...) L'Ue ha stanziato 750 miliardi che non sono certo pochi. Ma la domanda è forse un'altra: basteranno a impedire che un continente sviluppato quale il nostro vada in malora? L'intervista di Gianluca Zapponini su Formiche.

Chiudere il Patto di Stabilità

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L'austerità non paga, la crescita stenta

Il Fiscal compact sembra essere diventato il nemico principale di quasi tutte le forze politiche. Ma è un errore. Quelle regole europee che vengono presentate come una rigida camicia imposta ai nostri conti pubblici, regole che sembrano esigere solo sacrifici, sono invece quelle che oggi possono permetterci di guardare al futuro con sufficiente tranquillità. Troppo spesso si confonde il rigore sui conti pubblici come un freno allo sviluppo. Non è vero. L'editoriale di Alberto Alesina e Francesco Giavazzi sul Corriere ella Sera.

Di diritto o di rovescio il fiscal compact ci frena. Le proposte

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Italia, occhio al debito monstre!

Tutti i partiti sono appassionatamente uniti dall'avversione al fiscal compact, ovvero a quell'insieme di regole sui bilanci pubblici approvate da 25 Paesi dell'Unione Europea il 2 marzo del 2012. Con la firma italiana. Nella sostanza il pareggio strutturale di bilancio e l'impegno a ridurre di un ventesimo l'anno la parte del debito pubblico eccedente il 60 per cento del Pil, il Prodotto interno lordo. Trascorsi cinque anni — secondo l'articolo 16 — le norme dovrebbero entrare nell'ordinamento giuridico comunitario a partire dal gennaio del 2018. L'editoriale di Ferruccio De Bortoli sul Corriere della Sera.

E il debito pubblico monstre? Nel dimenticatoio...

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