Palazzo Chigi senza idee e il Paese ristagna

In materia economica il governo in carica pensava di doversi dedicare quasi esclusivamente alla manovra di fine anno e alla scelta-chiave di sterilizzare l’aumento dell’Iva. Giuseppe Conte e il suo principale alleato Nicola Zingaretti non avevano messo in conto che sarebbe scoppiata, nei primi mesi della nuova esperienza governativa, la questione industriale. Per chi non ne fosse convinto mi limito ad elencare i principali dossier: rischio chiusura dell’Ilva, nuova corsa contro il tempo per evitare il fallimento dell’Alitalia, raggiungimento di un’intesa Fca-Peugeot (che non penalizzi gli stabilimenti italiani), riconversione tecnologica dell’automotive verso l’elettrico, messa in vendita del gioiello Comau con possibile passaggio ai cinesi.Il comento di Dario Di Vico sul Corriere della Sera.

Il governo dimentica crescita e sviluppo

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Matrimonio Psa-Fca: dubbi, incertezze e grandi rischi

Con la fusione quali sono dunque le prospettive degli stabilimenti Fca in Italia? In teoria, Psa e Opel hanno una produzione installata in Europa adeguata a soddisfare la domanda. Dopo la fusione nel 2017 Opel ha pagato un prezzo alto in termini di riduzione dell'organico (fino al 15 per cento in alcuni casi) e Psa ha di fatto saturato la capacità produttiva. In Italia, il piano industriale 2014-2018, il primo dell'era Fca, ambiva a trasformare il paese nel luogo della produzione di vetture di segmento premium. Le difficoltà incontrate da questa strategia sono evidenziate dal fatto che gli stabilimenti di Pomigliano, dove si assembla un'auto del segmento A (la Fiat Panda), e quello di Melfi, che produce Suv di piccole dimensioni (Fiat 500X e Jeep Renegade) sono gli unici a funzionare con livelli di saturazione accettabili. Il commento di Davide Bubbico e Francesco Zirpoli sul sito La Voce.

I rischi per l'occupazione dopo l'accordo di Fca con il gruppo Peugeot (Psa)

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