Se la benzina è cara, la colpa è dello Stato

Il barile di petrolio costa meno, molto meno, la benzina la paghiamo sempre di più. La vera colpa ce l’hanno le tasse. Negli ultimi anni, con un processo carsico, sfuggito quindi all’attenzione di quasi tutti gli italiani, il gravame fiscale sui carburanti è salito in modo vertiginoso, inarrestabile e furbesco. Al punto che oggi le imposte rappresentano ben oltre i due terzi del costo alla pompa di un litro di gasolio. La pervicacia con cui il fisco si è accanito sui derivati del petrolio viene fuori con tutta la sua arrogante evidenza da un confronto che ha fatto l’ufficio studi della Confartigianato diretto da Enrico Quintavalle fra i prezzi attuali e quelli di sette anni fa. Quando il costo del petrolio sui mercati internazionali era pressoché agli stessi livelli. Allora, nel dicembre 2008, tenendo conto che la moneta europea era decisamente più forte di oggi sul dollaro, le quotazioni del brent si attestavano intorno ai 29 euro e il prezzo medio alla pompa del gasolio per autotrazione era di un euro e 111. Oggi, con un costo medio del petrolio a circa 30 euro, il prezzo medio della nafta è invece di un euro e 251: il 12,6% in più. E questo, si badi bene, nonostante il prezzo al netto delle imposte sia del 18,8 per cento inferiore. Il che significa un rincaro del 31,4% esclusivamente attribuibile alle tasse: niente affatto sorprendente, se si pensa che in 7 anni le accise sono cresciute del 46% e il carico dell’Iva è aumentato a sua volta del 21,8 per cento. Grazie anche a un marchingegno tutto da spiegare. L'articolo di Sergio Rizzo sul Corriere della Sera.

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Automobilisti tartassati, benzina prezzi alle stelle

E' allarme prezzi sui prodotti petroliferi. I consumi di carburante, diminuiscono poco, gli automobilisti e i camionisti stanno peggio, ma lo Stato sta meglio, perché incassa molto di più. Però non ci sarebbero benefici ambientali, la distribuzione del reddito peggiorerebbe, e forse l’industria automobilistica ne soffrirebbe (fuga relativa di Sergio Marchionne & soci e non a torto: non si può avere la botte piena e la moglie ubriaca, vista anche la discutibile ideologia anti-automobilistica dominante). Ci sono tuttavia molti indizi che fanno ritenere questo scenario il meno probabile: il reddito degli italiani è diminuito e la gente è dunque più sensibile ai prezzi. Un articolo di Marco Ponti su il Fatto Quotidiano.

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Renzi dovrebbe abbassare il prezzo dei carburanti

Sorpresa (ma mica tanto...), la colpa dell'aumento continuo dei prodotti petroliferi (che incide non poco nell'incremento generale dei prezzi) è di un fisco troppo vorace. La maggiorazione del costo della benzina deriva per ben 24,9 centesimi al litro dalle maggiori imposte e solo per un centesimo dal maggior prezzo industriale, che incorpora appunto la diseconomicità della filiera. Per il gasolio il differenziale viene da maggiori imposte per 24,4 centesimi al litro e solo per 0,7 centesimi al maggior prezzo industriale. Un articolo di Federico Rendina su Il Sole 24 Ore rivela di un'indagine compiuta da Assopetroli. Una detassazione del prezzi dei carburanti dovrebbe favorire una crescita del Pil.

Al governo conviene ridurre le accise sulla benzina?

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