Su Eurobond e Mes non si trova l’intesa. Ora tocca ai leader

Dopo due ore di video conferenza sulla crisi da Covid-19, i ministri delle Finanze della zona euro si salutano senza sottoscrivere un testo condiviso. Tra loro non c’è accordo. L’utilizzo del Fondo salva-Stati (Mes) contro il coronavirus non passa. Per l’Italia sarebbero 36 miliardi per tamponare la crisi. Tutto fermo anche sugli Eurobond, lo strumento per Roma, Parigi e Madrid vitale per uscire dalla pesante recessione che la pandemia si lascerà alle spalle. «Resta lavoro da fare», spiega al termine dell’Eurogruppo il presidente Mario Centeno. Domani saranno i leader a riprendere il dossier nel loro terzo vertice in tre settimane. Con la speranza di un avvicinamento tra i due schieramenti: Macron, Conte e Sanchez opposti a Rutte e Kurz, per ora accompagnati dall’ambiguo silenzio di Merkel.

Si litiga sulle condizioni per sbloccare i 410 miliardi del Mes. Per accedere alle sue linee di credito (Eccl) è necessario sottoscrivere un programma con forti impegni sulla riduzione del debito, comunemente identificati in austerità e Troika. Il vantaggio è che il suo intervento sblocca anche l’Omt, il programma di acquisto illimitato di titoli da parte della Bce utile ad abbassare i tassi e liberare risorse. Austria, Olanda, Finlandia e Germania vogliono mantenere questi pesanti vincoli per paura che nazioni altamente indebitate, come l’Italia, un domani possano finire in mano ai sovranisti.

I mediterranei vogliono invece accedere al Mes senza vincoli: la crisi – argomentano – questa volta non è dovuta agli errori di un singolo governo, colpisce tutti e mette in discussione la stessa tenuta dell’Unione. E, tra l’altro, ritengono che firmare un memorandum sarebbe il modo migliore per far vincere i nazionalisti. Le istituzioni Ue sono della stessa opinione. Ieri il numero uno del Mes, il tedesco Klaus Regling, ha presentato all’Eurogruppo una proposta che prevede un prestito del Mes fino al 2% del Pil (per l’Italia 36 miliardi) da spendere contro il virus (sanità, imprese e ammortizzatori sociali) e con una vaga condizionalità futura: giusto il rispetto delle regole del Patto di Stabilità. Troppo poco per i nordici, compreso il tedesco Olaf Scholz. Centeno in conferenza stampa ha cercato di smussare parlando di un «impegno alla stabilità».

Nel chiuso dell’Eurogruppo il ministro Gualtieri ha fatto capire che l’Italia non chiederà l’intervento del Mes se ci sarà una qualsiasi forma di condizionalità. Reperire 36 miliardi sui mercati costerebbe 600-700 milioni al Tesoro. Non uno sforzo impossibile. L’importante, ha notato ancora Gualtieri, è che la rete di protezione del Fondo sia solo il primo passo verso gli Eurobond. Quella del Mes infatti sarebbe una risposta alla crisi immediata. Così come le due nuove azioni messe in campo ieri su pressione del commissario Ue Paolo Gentiloni sostenuto dallo stesso Gualtieri: la Banca europea degli investimenti con 20 miliardi ne mobiliterà 200 di liquidità per le imprese e l’uso da parte della Commissione degli 11 miliardi rimasti nel suo bilancio per smuoverne 80-90 da riversare in un Fondo Ue contro la disoccupazione.

Tasselli della risposta immediata alla crisi che si aggiungono alla sospensione del Patto di Stabilità e ai 750 miliardi della Bce. Ma non risolvono il vero problema: come ripartirà l’Europa? Come faranno i Paesi che ne usciranno ancora più indebitati? «Avremo bisogno di un grande piano per la ricostruzione», afferma Gentiloni citando gli Eurobond. È dall’emissione di titoli comuni che l’Europa potrà mobilitare almeno 1000 miliardi per ripartire. Ma la Germania non ci sta: «È un dibattito fantasioso», afferma il ministro dell’Economia Peter Altmaier. I colloqui proseguiranno, ma il rischio è che questa volta un insuccesso metta la parola fine alla Ue.

Alberto D’Argenio – la Repubblica – 25 marzo 2020