Non c'è pace per l'economia mondiale

Non c'è pace per l'economia mondiale

Con il 2008 ci sono tante - troppe - analogie. La prima è proprio quella del debito. A quei tempi le famiglie americane si erano esposte eccessivamente con le banche, perché i tassi d’interesse erano stati bassi per anni prima di salire. Questa volta i tassi d’interesse Usa sono stati ancor più bassi e la Fed ha stampato oltre 3mila miliardi di dollari: l’enorme quantità di denaro “facile” è però finita in buona parte nei bilanci delle aziende dei Paesi emergenti, che negli ultimi anni hanno trovato finanziamenti a tassi convenienti. Calcola l’Fmi che dal 2004 al 2014 il debito delle imprese di questi Stati sia passato da 4mila a 18mila miliardi di dollari. In Cina - stima Fitch - il debito complessivo (principalmente privato) è arrivato al 196% del Pil a settembre 2015. Il problema è che una grossa fetta di questo fardello è denominato in valuta estera e - calcolava l’IIf qualche mese fa riferendosi ai soli bond - solo il 30% è “assicurato” contro il rischio cambio. Insomma: un problema enorme. L'editoriale di Morya Longo su Il Sle 24 Ore.

Non c'è ancora la parola fine alla crisi mondiale