Ue incapace di concepire strategia di crescita

Il premier greco Tsipras e il ministro Varoufakis

La Grecia è in grosse difficoltà. Ha un indebitamente incredibile, ha truccato i conti ma non ha fatto tutto da sola. Quando nel 2010 si scoprì che il deficit pubblico greco non era del 3 ma del 13 per cento, a sbagliare non furono solo i politici locali che, con l’aiuto di Goldman Sachs, avevano occultato i veri numeri. A fallire furono anche le istituzioni europee: prima di tutto Eurostat, l’istituto statistico incaricato di «bollinare» le cifre fornite dai singoli governi, ma anche l’Europa politica. Un’Europa che aveva cominciato ad applicare la sua algebra del 3 per cento e dei suoi decimali ai deficit pubblici dei vari Paesi membri, salvo consentire rilevanti deviazioni interpretative dei trattati a grandi Paesi fondatori come Germania e Francia. Da allora è cambiata la Commissione e sono cambiati i leader politici nazionali. Ma — malgrado recenti aperture verso una maggiore flessibilità — l’Europa che nella persona del presidente Juncker offre una mano formalmente amichevole alla Grecia è la stessa entità oggi incapace di concepire una strategia di crescita per il futuro che vada oltre un modesto piano di supporto agli investimenti infrastrutturali. Un editoriale di Francesco Daveri sul Corriere della Sera. 

Grecia: la crisi si è aggravata anche per colpe Ue