Il paternalismo autoritario di Conte domina la politica

Allo scoppiare della pandemia si era detto: ne usciremo trasformati e migliori. Oggi sappiamo di non essere cambiati per niente. Non è cambiata la sanità. Non è cambiata la scuola, ancora in attesa degli inutili banchi a rotelle. (...) Non sono cambiati i trasporti urbani, prima vera fonte del contagio, se è vero che gli scuolabus scoppiano mentre il governo paga la cassa integrazione agli autisti di 22mila bus turistici inutilizzati, perché nessun sindaco, nessun prefetto, nessun presidente di Regione, nessun commissario, nessun ministro e nessun premier hanno pensato finora di precettarli. (...) A tenere in piedi le bugie della politica è la resistenza al cambiamento della società. Per archiviare i divieti, le censure e i sussidi, bisogna riscoprire le responsabilità, le libertà, le riconversioni. Il commento di Alessandro Barbano su Huffington Post.

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Terzo polo offresi. E il leader?

Giorgetti dice: o spostiamo La Lega verso un centro liberale, popolare e europeista, o saremo annientati. Ha ragione nell’intuire che la strada si fa sempre più stretta. Ha ragione nel vedere vana la forsennata e ormai incerta corsa del suo leader, Matteo Salvini, verso un consenso plebiscitario che surroghi la mancanza di una credibile direzione di marcia. (...) Zingaretti e Di Maio dicono, con accenti diversi ma con la stessa ipocrisia che con la mano destra accelera e con la sinistra frena: o imbocchiamo il riformismo o il governo non va avanti. Anche loro hanno ragione. Il commento di Alessandro Barbano su Huffington Post.

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Il malinteso senso di responsabilità del Pd

Immaginiamo che nelle urne prevalga il “sì”. Il referendum rivitalizzerebbe la leadership pentastellata, testimoniando che la maggioranza degli italiani si riconosce ancora nelle sue parole d’ordine. Che cioè l’antipolitica non è refluita neanche nel colpo di frusta che la pandemia ha sferrato al Paese, ma sopravvive come un’istanza pregiudiziale in grado di tenere la democrazia in ostaggio e, in qualche modo, di precarizzarla. Luigi Di Maio rivendicherebbe il risultato, utilizzandolo per piegare a suo vantaggio gli equilibri di governo. Quanto al Pd, che ha votato tre volte “no” al taglio dei parlamentari e una quarta “sì”, proverebbe vergogna per il prezzo insostenibile pagato all’alleanza con i Cinquestelle. Chi conosce la fisiologia morale e ideologica del partito di Zingaretti sa che questo sentimento, insieme alla probabile sconfitta nelle Regionali, sarebbe funzionale a un ricambio di leadership. (...) Qualunque pregiudiziale posta dal Pd ai Cinquestelle metta a rischio la sorte del governo. Ma è un ragionamento che nasconde una spaventosa subalternità e che difetta di un eccesso di prudenza. Il gabinetto Conte ha tre solidi ancoraggi: l'attaccamento alle poltrone di una rappresentanza parlamentare pentastellata che non avrebbe altra occasione di essere rieletta; l'obiettivo di sbarrare la strada a Salvini, almeno fino all'elezione del nuovo capo dello Stato; Il commento di Alessandro Barbano su Huffington Post.

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