Paris Bordon, pittore divino

Paris Bordon, pittore divino

Un cammino pausato, intervallato dai silenzi ed echi di melodie di un tempo singolare, segna il nostro percorso di visita lungo le sale del Museo Santa Caterina a Treviso per ammirare  le opere dell’artista Paris Bordon, nella rassegna a lui dedicata e visibile al pubblico dal 16 settembre. L’atmosfera di colori e luoghi che il pittore ci consegna definisce il contesto culturale e la fisionomia del secolo XVI, in cui egli nasce quasi al colpo di gong che lo annuncia e in particolare, sembra mostrarci i volti delle donne e degli uomini di quell’evo. Bordon inizia il suo apprendistato nella bottega di Tiziano a Venezia e in lui si riconosce il modo di far pittura proprio degli artisti della scuola veneta.  Agli albori del suo curriculum la lectio di Tiziano, di Palma il Vecchio e in particolare di Giorgione che era morto nel 1510, ma era già assurto a mito, si intuisce nelle pose dei suoi personaggi e nel rapporto uomo- natura. L’icona dell’esposizione è una giovane donna che risalta anche sul frontespizio del catalogo, edito da Marsilio Arte. L’incarnato roseo che le tinge il viso si confonde nel colore quasi diafano del seno, coperto in parte da una camicia bianca che appare come lo spessore di una materia gessosa che si riga per permettere il movimento del gesto della mano. La giovane racchiude fra le dita i lunghi  capelli ramati che si arricciano in pieghe ondulate e incorniciano un volto dallo sguardo, quasi ombroso che  fissa con determinazione qualcuno  oltre il quadro. Le perle fra i capelli,  con i loro bagliori e nella loro eleganza, sembrano quasi richiamare i riflessi delle luci giorgionesche sui metalli. Simone Facchinetti, professore associato all’Università del Salento, curatore dell’esposizione accanto a Arturo Galansino, direttore della Fondazione Palazzo Strozzi a Firenze ha preannunciato, durante la conferenza stampa, le emozioni che potremmo sperimentare già nella prima sala della rassegna, dove incontreremo le opere di piccolo-medio formato dell’inizio del percorso artistico di questo artista di origini trevigiane. Egli ha  giustificato i ritardi della mostra, programmata in origine per febbraio 2021, per la pandemia e la guerra in Ucraina che  hanno  rimandato  ben due volte l’inaugurazione. Paris Bordon che si firma con il suo nome accompagnato dalla designazione toponomastica Tarvisinus, nella giovanile Madonna con il Bambino, i santi Girolamo e Antonio abate e un devoto, del museo di Glasgow, evidenziando la sua nascita trevigiana, ha saputo spingersi  con il suo pennello e la sua curiosità fino alla reggia di Fointanebleau  e ha  ottenuto, nella stessa città lagunare, commissioni da facoltosi committenti come Christopher Fugger dal quale ricevette un compenso di tremila scudi per un ciclo di dipinti di soggetto mitologico.  Uno di questi: Marte, Venere, Cupido incoronati da Imeneo lo vediamo nell’esposizione. Il confronto con la pensione annuale di cento scudi che Tiziano riceveva dall’imperatore Carlo V spiega l’importanza raggiunta da Bordon in vita. Sarà lo stesso Giorgio Vasari che nella seconda edizione delle Vite, uscita a Firenze nel 1568, riconoscerà il valore del trevigiano inserendo la sua biografia dopo quella del cadorino, come se fosse l’unico suo allievo meritevole di essere ricordato nella Storia. La voce di un attore che ascoltiamo in mostra ci riporta all’incontro di Bordon con Vasari nel  maggio del 1566, nella sua casa in contrada di San Marcillian a Venezia, dove risiedeva da almeno trent’anni. Fra le sezioni in mostra si segnala quella dedicata ai Ritratti, fra cui compare il più antico, Il Gentiluomo di Monaco del 1523, intriso di suggestioni giorgionesche. Il sacco di Roma del 1527 condurrà a Venezia Pietro Aretino, Jacopo Sansovino e Sebastiano Serlio. La conoscenza in particolare di quest’ultimo autore e delle sue incisioni pubblicate nel 1528, fornisce a Bordon lo spunto creativo per le inquadrature architettoniche, come le “prospettive di palagi” che conosciamo dalla Consegna dell’anello al doge alle Gallerie dell’Accademia a Venezia,  e di cui facciamo esperienza visiva in mostra nell’opera  l’Annunciazione, proveniente dal Musèe des Beaux-Arts di Caen. I dipinti e i disegni che noi abbiamo modo di esaminare provengono da importanti musei come la National Gallery di Londra, il Louvre di Parigi, il Kunsthistorisches Museum  di Vienna, l’Ashmolean Museum di Oxford, le Gallerie degli Uffizi di Firenze e i Musei Vaticani. Accanto ai quadri di devozione privata conosceremo anche le pale destinate agli altari. San Giorgio che uccide il Drago prestato dai Musei Vaticani e in origine una pala realizzata per la Chiesa di San Giorgio dei conventuali di Noale,  è uno dei dipinti più monumentali eseguiti dal nostro pittore.  Essa  è stata restaurata in occasione della mostra a Treviso, come ha  sottolineato anche l’assessore ai Beni Culturali e al Turismo, Lavinia Colonna Preti. I restauri di opere in concomitanza con le mostre sono azioni sempre encomiabili.  Potremmo ammirare Paris Bordon al Museo  Santa Caterina fino al 15 gennaio, dove è stata anche “allestita” una sezione con le sue opere già presenti nella Pinacoteca, a cura del suo direttore Fabrizio Malachin. La prima esposizione dell’artista a Treviso ebbe luogo nel 1900 in occasione del quarto centenario della sua nascita  e per la quale ebbe un ruolo determinante Luigi Bailo, a cui seguirono  poi nuovi studi e una rassegna  a Palazzo dei Trecento nel 1984.

Patrizia Lazzarin, 16 settembre 2022