Bonafede ha cercato di mandare in Sardegna i grandi boss

Bonafede ha cercato di mandare in Sardegna i grandi boss

Don Luchino non l'avrà presa bene. Lui, Leoluca Bagarella, cognato del Capo dei capi Totò Riina, ci sperava. Voleva a tutti i costi lasciare gli scantinati del 41 bis del carcere di Bancali a Sassari. (...) Al ministero hanno persino stilato una lista d'attesa per i detenuti da spedire nel sud dell'Isola. Da sistemare ci sono i 41 bis del carcere di Novara, in subbuglio da tempo e soprattutto quelli di Milano "Opera" con 94 capimafia e a L'Aquila con 166. Nomi di spicco, vertici assoluti delle più criminali organizzazioni del malaffare. In ballo ci sono i capi clan, 263 della Camorra, 231 di Cosa nostra, 202 esponenti di 'Ndrangheta e 21 della Sacra Corona Unita (...) Il bilancio finanziario è degno dell'epoca delle carceri d'oro. Stanziamenti per 94,536 milioni di euro, a fronte di una disponibilità di 89,8 milioni di euro da parte del ministero delle Infrastrutture. Da sommare altri 3 milioni di euro per i lavori di completamento e gli allacci, somme aggiuntive per 1,4 milioni di euro per maggiori costi dei materiali e 3,3 milioni di euro in seguito ad una transazione con l'impresa. Il reparto che sarebbe dovuto essere di Don Luchino Bagarella resta, però, un'incompiuta. Il commento di Mauro Pili su L'Unione Sarda.

Capimafia e carceri d'oro: Uta, 100 milioni per un flop di Stato