Scuola italiana in agonia

Scuola italiana in agonia

Passare davanti alle scuole in questi giorni è triste. Chiuse, e da mesi: i cancelli serrati, l'erba alta nelle aiuole. E che silenzio nelle mense, e sulle scale, che bolla di vuoto nei cortili abbandonati. Questo, sarebbe il tempo dell'ultimo giorno di lezione. Ognuno di noi se ne ricorda. Lasciarsi dietro l'aula deserta e le ultime parole di analisi logica sulla lavagna, che sarebbero rimaste lì per tre mesi. Correre giù per le scale, vociando, i libri nello zaino come un peso di cui finalmente si era liberi. E, davanti, l'estate: già fuori dal portone il profumo dei tigli in fiore inebriava. Era bello, l'ultimo giorno, e un po' malinconico, perché scuola erano anche gli amici, i professori amati o detestati; malinconico, perché un piccolo pezzo di vita era finito. (...) A scuola si impara, e molto più che la matematica o l’inglese. Si vive e si cresce nel continuo confronto con l’altro, che provoca e domanda. Niente potrebbe sostituire il vivaio che ogni scuola è, nel bene e nel male. Perfino dove c’è bullismo, c’è un modo per affrancarsene, per imparare a non subire. Per questo gli istituti vuoti del giugno 2020 immalinconiscono: vita che non c’è stata, aule da cui a marzo si è scappati come in un terremoto. Inevitabile, certo. Ma quanto spero che le scuole silenziose di questo giugno di pandemia siano di nuovo abitate a settembre, e colmate di voci e di facce di ragazzi. Il commento di Marina Corradi su Avvenire.

Che tristezza questo anno scolastico! Gli edifici in stato di abbandono