Le ragioni del populismo

Le ragioni del populismo

 

Un confronto intellettuale veramente unico nel suo genere è stato offerto sabato 4 maggio a Dogliani dal Festival della tv e dei nuovi media. In un affollatissimo padiglione, cinque direttori di giornali hanno discusso di populismo: Maurizio Molinari (La Stampa), Mario Calabresi (la Repubblica), Luciano Fontana (Corriere della Sera), Claudio Cerasa (Il Foglio), Tommaso Cerno (L’Espresso). A far da moderatore è stato chiamato dai giornalisti stessi (con applausi di incitamento da parte del pubblico) Enrico Mentana, direttore del Tg La7.

Per Molinari, il termine “populismo” ha assunto un’accezione negativa e si coagula intorno a proteste come il voto a Trump, la Brexit, il 40% dei voti contro i partiti tradizionali nelle elezioni francesi o la sconfitta della riforma costituzionale nel referendum italiano, che è stato un “no” al governo. Ma perché tutto ciò?

Siamo senz’altro in un periodo di transizione e di accelerazione, in cui le diseguaglianze stanno aumentando. Queste sono frutto della globalizzazione: le sacche di povertà prima erano concentrate nel Sud del mondo, ora assistiamo ad una redistribuzione della ricchezza, che penalizza il ceto medio (specie in Gran Bretagna e negli Stati Uniti, punte della globalizzazione). Ebbene, da parte dei partiti tradizionali non vi è stata una misurazione, né una comprensione del fenomeno, che se non affrontato aumenterà la protesta, e di conseguenza il  populismo.

Cerno ha posto l’attenzione sul fenomeno della democrazia rappresentativa. Tale tipo di governo, basato sul principio della delega fra chi elegge e chi è eletto, oggi è  in pericolo, perché sostituito da una democrazia populista, in cui il rappresentante vuole rassomigliare al popolo rappresentato: si pensi alle dirette dei congressi del PD in streaming, mutuate dal Movimento 5 Stelle, stile Grande Fratello o al “Matteo risponde” di Renzi.

Secondo Fontana, il populismo, con i suoi movimenti di protesta e la ricerca di un leader (che da noi possono essere Grillo o Salvini ), è un fenomeno che si presenta sempre nei momenti di crisi. Non a caso ai nostri giorni si assiste ad un disfacimento delle istituzioni, ad una contrapposizione fra esclusi e favoriti, ad un senso di tradimento da parte dell’establishment nelle fasce più deboli. E tali movimenti populisti di protesta, secondo Mentana, sono fra loro speculari nel loro modo di agire: centralità dei sondaggi nelle loro scelte; eliminazione della rappresentanza dei corpi intermedi (es. sindacato); uso del web; uso di categorie, come l’antieuropeismo.

Certamente, precisa da parte sua Cerasa, il populismo è una forza antisistema,  tanto da creare una forma di trasversalità fra persone di posizioni politiche opposte. In comune, tali movimenti hanno la sfiducia negli esperti, secondo il motto “1 vale 1” (il video dei Pills “La clinica dell’onestà”  è una satira esilarante del M5S e del principio che i professionisti devono contare come noi, applicato ad un ospedale …).

Per Fontana si deve riflettere sull’arroganza intellettuale della classe dirigente, distante da ciò che succede realmente nel mondo, come la mancata percezione dell’impoverimento della classe media da parte delle istituzioni europee.

Oggi, ha aggiunto Molinari, si assiste all’indebolimento non solo dei partiti tradizionali e della rappresentanza delle istituzioni, ma degli stessi Stati nazionali, che si trovano ad affrontare  tre fattori sovrapposti, strutturalmente nuovi:  l’impoverimento di nuovi soggetti; l’insicurezza; i migranti. Rispetto a qualche tempo fa, non c’è più una categoria precisa di poveri; sono famiglie, studenti, lavoratori a basso reddito, precari … per cui è difficile trovare una risposta adeguata alle nuove povertà. L’insicurezza si intreccia con i problemi posti dall’immigrazione, mai così veloce e in misura tanto massiccia (impoverimento e guerre islamiche): la guerra ai nostri valori, l’attacco alla nostra cultura, la minaccia alla sicurezza. Ebbene, i movimenti populisti offrono la “protezione” davanti alle minacce, ma …. senza risposte concrete.

Nei movimenti populisti la leadership, nota Cerasa, invece che presentarsi come guida delle masse, si fa guidare dai followers. Fenomeno sostenuto dai social, nei quali  si formano delle “tribù”, ciascuna con le sue simpatie, all’interno delle quali ognuno cerca conferma alle sue sicurezze, senza voler vedere i fatti fuori; così si forma la “post-verità”, che altro non è se non una bugia che si trasforma in verità perché diventa virale.

Un modo per prosciugare questi populismi? Calabresi  crede che non basti “rovesciare il tavolo”, ma che si debba ripartire dai cittadini. E, ha aggiunto Fontana, fare in modo che i politici – i veri responsabili come i direttori sanitari per un ospedale – abbiano una buona formazione culturale, professionale e progettuale…

Clara Manca