A Treviso il Museo Nazionale Collezione Salce

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Una pagina di storia strappata dalla furia del tempo e degli uomini ritorna a far parte del voluminoso palinsesto di immagini della città di Treviso, che nei suoi palazzi antichi, piazze, vie e canali d’acqua racchiude, come in una teca, la propria bellezza che narra ed intreccia la vita dei suoi abitanti di ieri e di oggi. Si stanno infatti concludendo i lavori di restauro della chiesa di Santa Margherita, affacciata su via Reggimento Italia Libera, a pochi passi dall’ansa del fiume Sile.  Opera attesa già dagli anni Cinquanta del Novecento è un grande edificio  appartenuto all’ordine degli Eremitani, di cui la prima pietra di fondazione risale al Medioevo. Era l’anno 1282 quando il Consiglio dei Trecento che reggeva la città ne autorizzò la costruzione. All’aula grande e semplice, secondo l’abitudine degli Ordini Mendicanti, vennero aggiunte in seguito cappelle, altari e suppellettili. L’interno venne completamente affrescato. Intorno alla metà del Trecento il pittore Tomaso da Modena copri le pareti dell’abside con le Storie di Sant’Orsola, suddividendo la narrazione in riquadri appaiati su tre registri sovrapposti. Il martirio della giovane  Orsola, delle sue undicimila compagne e del Papa nella città di Colonia, per decisione del principe unno che pretendeva di sposarla, era raccontato in uno spazio doppio per dimensioni, nella parte inferiore della parete destra. Il passato è d’obbligo perché  il ciclo di dipinti, salvato per fortuna al degrado della chiesa avvenuto a  seguito soprattutto del decreto napoleonico del 1810 che destinava i beni di monasteri e conventi allo Stato, era stato scoperto nel 1882-83, sotto uno strato d’intonaco dall’abate Luigi Bailo che lo aveva strappato e trasportato su telai lignei. Oggi possiamo vederlo nel Museo di Santa Caterina a Treviso. Non è stato possibile riportare  fisicamente gli affreschi nell’antica chiesa che verrà inaugurata alla fine dei lavori, il 4 dicembre, con la presenza del Ministro dei Beni  e delle Attività Culturali, Dario  Franceschini, ma come ha spiegato l’architetto della Direzione Regionale dei Musei Veneti, Chiara Matteazzi, le pareti, dove un tempo si svolgeva la  narrazione sacra si riempiranno come allora delle storie di Sant’Orsola, grazie ad un sistema di proiezione in 3D. Il desiderio di far rivivere le superfici murarie e di sentirci quindi come quegli spettatori che  quasi settecento anni fa  potevano godere lo spettacolo degli affreschi alimenta il tempo dell’attesa che ci rimane fino a dicembre. L’imponente edificio che è lungo quasi cinquanta metri, se si comprende la zona absidale, ed è largo internamente poco più di quattordici, si avvia a divenire in maniera ufficiale, con l’inaugurazione di fine anno, una delle sedi, forse la più ambita per le sue potenzialità, del Museo Nazionale Collezione Salce di Treviso, che rappresenta la più importante collezione italiana di affiches. I pezzi  in esso conservati sono oggi circa cinquantamila. Fra pochissimo tempo essi troveranno la loro sede nel caveau tecnologico realizzato all’interno della chiesa di Santa Margherita, costruito  con metodi che garantiscono contro l’incendio e i danni derivanti da terremoti. Saranno posizionati in grandi cassettoni e  saranno visibili su richiesta e previo appuntamento. Un codice a barre sui manifesti leggibile da un personal computer, sempre nel caveau, permetterà una facile selezione e la vista dei cartelloni pubblicitari. Nel 2011 il Ministero dei Beni Culturali aveva deciso di far rimanere la collezione Salce a Treviso dove era nata ed aveva destinato due edifici di proprietà demaniale a tale scopo. Il palazzo vicino alla Chiesa di San Gaetano, in via Carlo Alberto, dopo il restauro era stato il primo ad essere aperto nel 2017 ed è stato fino alla prossima inaugurazione nell’ex chiesa di Santa Margherita,  anche la sede espositiva del Museo. I lavori di sistemazione per i due spazi hanno richiesto un impegno complessivo di spesa di 7 milioni di euro finanziati dal Mibact e  da un contributo della Regione del Veneto. Grandi lavori di restauro che hanno interessato in particolare tutta la copertura della Chiesa di Santa Margherita e la costruzione di nuovi spazi sopraelevati adibiti ad esposizione per un totale di superficie ora disponibile  di 800 mq. Essi permetteranno alla città di Treviso di poter disporre di ulteriori luoghi  per mostre, conferenze ed incontri. È un evento quello che si annuncia significativo per la città ma non solo,  e non poteva quindi mancare un’occasione che ne sottolineasse il significato. Sempre ai primi di dicembre viene aperta al pubblico nelle due sedi del Museo Nazionale Collezione  Salce, in via Carlo e in via Reggimento Italia Libera, a cui si aggiunge il  Museo di Santa Caterina, la rassegna dedicata a  Renato Casaro, trevigiano doc come amano definirlo i suoi concittadini, quello che è considerato l’ultimo dei grandi  cartellonisti, cioè uno di quegli artisti che sapevano cogliere l’anima di un film e trasferirla nel disegno che diventava il testimonial dell’opera cinematografica. Egli firmò infatti opere di Sergio Leone, film come Amadeus e l’Ultimo Imperatore, capolavori senza tempo del cinema, da Cinecittà ad Hollywood.

Patrizia Lazzarin, 12 ottobre 2020

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