Natura in posa

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Il suono e il significato della parola fiamminga Stilleven, ossia vita silenziosa, concentra il valore indicato nel titolo della mostra Natura in posa che si è aperta il trenta novembre nel Museo di Santa Caterina, promossa dalla Città di Treviso  e da Civita Tre Venezie in collaborazione con il Kunsthistorisches Museum di Vienna e  con il contributo della Banca Intesa Sanpaolo.  Quadri di fiori che sembrano riempire lo spazio con i loro profumi, interni di case popolari, mercati ricolmi di merci, trofei di caccia, vanitas come memento mori e le stagioni dell’anno, con il loro bagaglio  di valori simbolici ed allegorici, si snodano nelle sale del museo recandoci un racconto per immagini. Nella storia dell’arte la rappresentazione di oggetti inanimati o vivi, ma estrapolati dal loro contesto naturale,  intorno al Seicento acquisisce una sua dignità,  propria in precedenza solamente della pittura di storia e del ritratto. La nascita della scienza moderna che veniva accompagnata dall’illustrazione di repertori di botanica, di zoologia e di mineralogia attribuisce un diverso significato a questi temi e soggetti. In Italia essi sono definiti in linea generale come Natura morta, attribuendogli  così una sfumatura negativa e malinconica. Non è un’azione semplice districarsi fra le reti di una maglia di convinzioni solidificate per  osservare con meraviglia il colore lucente e la bellezza  di forme racchiuse in  fiori colorati e in vasellame e cristalleria che ci restituiscono la levigatezza e la trasparenza delle materie di cui sono composti. Naturale diventa invece intendere i messaggi celati nella violenza delle scene di caccia o nei simboli della fugacità del tempo dell’uomo. La tradizione nordica in particolare fiamminga è stata maestra e le peregrinazioni di quegli artisti in Italia per il consueto viaggio di formazione, sicuramente fecero da apripista per introdurre questo genere nella nostra penisola. Nella natura morta compare  un plusvalore e come ha spiegato una delle curatrici, Francesca Del Torre, assieme a Gerlinde Gruber e Sabine Pènot, della sezione antica della mostra: essa rende immortale ciò che è caduco. Il dipinto Il mazzo di fiori in un vaso blu in porcellana del pittore Jan Brueghel il Vecchio, con tutte quelle varietà di fiori che sicuramente non crescono contemporaneamente in ogni stagione dell’anno, restituisce il fascino dell’impossibile, di una bellezza cercata e desiderata. Quel quadro  diventato  icona della rassegna  riempie molti spazi di Treviso e anche il suo aeroporto, come ha voluto con emozione raccontare l’assessore ai Beni Culturali e Turismo, Lavinia Colonna Preti che assieme al sindaco Mario Conte hanno indicato il valore di questa mostra, la prima della loro programmazione culturale che ha come finalità quella di portare i grandi artisti di fine Cinquecento a Treviso. Quei chicchi d’uva gialla, rossa e nera nella coppa d’argento e sul tavolo nel dipinto Natura morta con frutta di un seguace dell’artista Joris van Son che sembrano sbalzare dall’immagine dipinta e  rigirare come bilie fra le dita di una mano spiegano l’acribia della tessitura pittorica nordica attenta, da lunga tradizione  ai particolari, ai dettagli e alle varietà delle materie. Vediamo tavole imbandite che mostrano qui il primato olandese nel commercio internazionale di frutti esotici e porcellane, in grado di raggiungere mercati lontani. Cibo e oggetti che diventano monumentali e  che traggono l’idea originaria da Pieter Claesz e Willem Claesz Heda con le loro stoviglie di gusto monocromatico e scintillante. Alimenti che diventano i protagonisti della scena come nella sezione moderna della mostra Natura in posa  dedicata alla fotografia di grandi maestri  e curata dal direttore della Casa dei Tre Oci di Venezia, Denis Curti. Trash food e oggetti kitsch di Martin Parr ci spiegano con un tocco d’ironia  l’evoluzione di una società globalizzata. La produzione di David La Chapelle con vasi di fiori dai colori brillanti coperti da cellophane, realizzati da lui nell’ultimo decennio, entra in relazione diretta con le opere fiamminghe: con quel Vaso di fiori con l’assedio di Gravelinga di Jan Van Den Hecke  o con  il Mazzo di fiori di Ambrosius Bosschaert il Vecchio che mostra  uno scarabeo, una mosca  euna farfalla. La minaccia della fine della bellezza è garantita  dal cellophane che per contrasto protegge in LaChapelle mentre mantiene la sua forza distruttiva nei fiamminghi attraverso la  guerra in lontananza o  gli insetti alla base del quadro. Nella rassegna, nelle prime sale, le opere di Francesco da Ponte detto Francesco da Bassano: le Stagioni e la Scena di mercato offrono un’occasione per porre sulla scena delle vere e proprie nature morte, brani di storia degli uomini e del loro lavoro. Esse segnano lo spartiacque per un nuovo ruolo della natura in posa che diventa pian piano la protagonista del quadro. Altri suggerimenti e pensieri ci offrono le nature morte con strumenti musicali di  Evaristo Baschenis, considerato il fondatore di questo genere nel Seicento in Italia,  e anche quelle di Bartolomeo Bettera. In entrambi un drappo sembra alludere a una famosa gara dell’antichità fra Parrasio e Zeusi ingannato quest’ultimo dalla verosimiglianza della tenda. La mostra che si realizza anche grazie al prestito di opere di musei e fondazioni nazionali chiuderà il 31 maggio 2020. Il catalogo è stato curato da Marsilio Editori.

Patrizia Lazzarin, 1 dicembre 2019

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