Piet Mondrian, dalla figurazione all’astrazione

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La rivoluzione del paesaggio. Quando ci fermiamo ad osservare un'ampia distesa, sia essa la superficie appena increspata del mare con alcune vele che lo percorrono, una pianura verdeggiante e solitaria, qua e la intercalata da qualche piacevole costruzione o, se vogliamo, mentre camminiamo veloci all'interno di una valle, verso le montagne che si alzano, nel paesaggio, con la loro cima innevata, il nostro pensiero, o forse ancora di più la nostra anima, percepiscono emozioni che racchiudono l'essenza e la grandezza della Natura. La mostra visitabile al Mudec di Milano dedicata a Piet Mondrian, l'artista olandese, definito uno dei più importanti coloristi del suo tempo ed uno dei maggiori maestri della pittura novecentesca, rivede da un'angolazione diversa il suo percorso artistico, mostrandoci il fascino dei suoi dipinti di paesaggio, dall'inizio della sua carriera pittorica fino alla rivoluzione astratta di cui essi stessi sono espressione. Le immagini dei quadri iniziali raffigurano il volto noto del paesaggio olandese che riconosciamo nei suoi tipici mulini a vento e campanili che si dispongono fra le distese azzurre dei corsi d'acqua ed i cieli spesso di un blu plumbeo o a volte rischiarato dal sole, dentro tramonti e albe che si appoggiano su pianure che alcune volte virano verso la paletta dei toni del giallo. La grande tradizione del paesaggio olandese annovera, già a cavallo tra la fine del Cinquecento e gli inizi del Seicento, i grandi nomi di Jan van Goyen, Salomon van Ruysdael e Pieter de Molyne. Mondrian rilegge la tradizione, ma diventa protagonista di una progressiva evoluzione stilistica che iniziata dal naturalismo e dall'impressionismo attraversa il post-impressionismo, il fauvismo, il simbolismo ed il cubismo per sfociare nell'astrazione, dove il mondo fuori di noi acquisisce un nuovo significato, definito in linee essenziali che racchiudono geometrie di colori primari. La rassegna di cui firma il progetto il direttore del Kunstmusem Benno Tempel e ha la curatela di Daniel Koep, Head of Exhibitions e di Doede Hardeman, Head of Collections, si articola in sezioni tematiche che illustrano questo percorso. Quella di poter ammirare la grandezza di Mondrian è un'occasione rara perché ci sono pochissime sue opere in Italia e l'ultima monografica a lui dedicata è lontanissima nel tempo. La mostra Piet Mondrian, dalla figurazione all'astrazione che sarà visibile fino al 27 marzo, è stata prodotta da 24 ORE Cultura – Gruppo 24 ORE e promossa dal Comune di MilanoCultura con il patrocinio del Consolato dei Paesi Bassi della città meneghina. Sessanta delle creazioni che vediamo in esposizione appartengono al Kunstmuseum Den Haag, che ha la più importante collezione di opere di Mondrian al mondo. Fra i suoi prestiti ci sono anche opere degli artisti della Scuola dell'Aja e dei designer De Stijl. Infatti l'influenza che Mondrian della fase neoplastica ha avuto nel mondo è stata capillare e profonda e va dall'arredo alla grafica, dall'interior all'exhibition design, fino alla moda come nella collezione-tributo di Yves Saint Laurent del 1965. Gli artisti della scuola dell'Aja con cui Mondrian viene posto a confronto all'interno del percorso della rassegna e a cui lui guarda all'inizio, prediligono paesaggi essenziali, dai toni grigi, lontani da qualsiasi vena di romanticismo. Essi si fanno interpreti di un nuovo realismo rispetto alla tradizione olandese, anche se diverso da quello di Mondrian. Il ruolo innovatore di uno dei padri riconosciuti del nostro astrattismo accanto a Vasilij Kandinskij e Kazimir Malevič, si rivela quindi da subito. Egli modifica uno dei tratti costitutivi dei quadri di paesaggio olandese dove fin dal Seicento, i pittori ponevano in basso la linea dell'orizzonte per cui vediamo sempre la tela riempita per un terzo dalla terra e per due terzi dal cielo. Fissando la linea d'orizzonte in alto, nei suoi paesaggi en plein air, l'artista focalizza la prospettiva invece su un pascolo o su un prato. In maniera progressiva e in tempi successivi l'artista olandese cercherà di trascendere la semplice rappresentazione naturalistica del mondo per fare in modo che lo spettatore venga "assorbito" dal soggetto e interiorizzi l'immagine del paesaggio. Il patrimonio culturale e artistico di cui si avvale in questa ricerca si arricchisce delle teorie esoteriche, di un nuovo simbolismo e di un Luminismo che si avvicina per poi distaccarsene all'Espressionismo tedesco e al Fauvismo francese perché per Mondrian il punto di partenza rimane sempre la realtà. La grande componente spirituale delle sue creazioni è espressa, ad esempio, in molti quadri di fiori come Calla e Fiore blu del 1908-1909. Questa aspirazione ad "una visione al di la del visibile" che egli insegue attraverso i quadri di dune dove scompare la presenza umana e poi nell'esperienza cubista, vede il suo progressivo abbandono delle linee curve, per prediligere quelle orizzontali e verticali, che nel loro ritmo e alternarsi gli hanno permesso di rendere quell'armonia e proporzione che l'hanno reso celebre. Le sue Composizioni a scacchiera possono tuttavia ancora richiamare la natura, considerando esse come un ritmo dell'alternarsi del giorno e della notte, quasi dunque l'equivalente ad un fenomeno visivo. La riflessione sulla percezione visiva è uno dei tesori più importanti che l'arte di Mondrian ci ha lasciato, sia in ambito figurativo sia in quello astratto. Le linee regolari delle sue griglie continuano ancora oggi a esercitare il loro fascino, come su Remy Jungerman, sugli artisti contemporanei.

Patrizia Lazzarin, 11 gennaio 2022

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