I colori della Serenissima, pittura veneta del '700 in Trentino

I colori della Serenissima, pittura veneta del '700 in Trentino

Pittura di colore, ma non solo, quella veneziana ed in genere veneta, capace di stupire, attraverso gli accostamenti di tinte che nel loro corrispondersi ed alternarsi, costruiscono  corpi vivi e, paesaggi dove calarsi, all’interno di atmosfere che gli artisti, a partire da Giovanni Bellini, Carpaccio, Giorgione, per continuare con Veronese, Tintoretto e poi Tiepolo, hanno saputo inventare e creare, ambientando storie sacre e del mito che mantengono inalterata nel tempo la loro forza espressiva. I COLORI DELLA SERENISSIMA. Pittura veneta del Settecento in Trentino, la rassegna espositiva visibile al Castello del Buonconsiglio fino al 23 ottobre  ci permette di  conoscere le reti di   relazioni culturali,  un tempo esistenti, fra  il territorio del  Vescovo principe e del Tirolo meridionale ed il mondo veneto,  rivelandoci i pittori  che qui operarono ed i manufatti artistici che le grandi famiglie trentine e i prelati richiesero ad essi per adornare chiese e cappelle private, assieme ai loro palazzi. Furono anche i mercanti e gli artigiani presenti al Fondaco dei Tedeschi a Venezia, fra i primi committenti di opere da inviare nella loro terra d’origine. Il Principato vescovile di Trento per la sua posizione ha fatto da ponte fra il mondo italiano e quello germanico a cui apparteneva istituzionalmente. Nel gioco complesso di sovrapposizioni di poteri, due aree che pur all’interno del  principato vescovile erano soggette al controllo degli Asburgo, la Valsugana e Rovereto, furono cruciali per il diffondersi dell’arte veneziana e veronese. Fra le prime opere visibili in mostra il grande olio  che rappresenta la Madonna ed il bambino con i Santi, dipinto nel 1640 dal pittore genovese Bernardo Strozzi, uno dei grandi esponenti del barocco italiano, che nel suo ultimo periodo visse a Venezia facendosi suggestionare dalla lezione del Veronese. Già dal Seicento in Europa l’arte veneziana aveva affascinato gli occhi e le menti e, nel Settecento,  il critico e mercante Anton Maria Zanetti narrava della presenza a Venezia di molte “parlate pittoriche” che si traducevano in una  varietà di stili, ognuno di essi  dotato di un’intima coerenza. Le allegorie ed i miti o le storie con forte valore morale sono quelle scelte dal vescovo principe Francesco Alberti Poja per i nuovi appartamenti del  Castello. L’artefice designato era il richiestissimo pittore veneto Pietro Liberi, inseguito dai regnanti d’Europa, specialmente quelli asburgici. Nella collezione, unica  ad essere ricordata nelle fonti antiche, del canonico della cattedrale di Trento, Lidovino Piccolomini vi erano tele del Padovanino, dello Strozzi e  del Maffei. Il canonico aveva costruito la sua brillante carriera grazie alla protezione di Claudia de’ Medici, consorte di Leopoldo V d’Asburgo. La stessa sovrana, reggente del Tirolo, nel 1635 promosse l’istituzione a Bolzano, luogo di scambi culturali e commerciali, del Magistrato mercantile per risolvere le controversie nate dalla pratica del commercio. In palazzo Zallinger, dove era la sede,  l’abile strategia comunicativa del magistrato si esplicava anche attraverso la commissione di opere dove il colore diventava mezzo di trasmissione di principi morali come nel dipinto ad olio La ricchezza della Terra di Antonio Balestra. La perfezione del disegno e la chiarezza della composizione mettono in scena Minerva nell’atto di spremere il seno della fanciulla che personifica la Natura che vediamo così irrorare la terra con il suo latte. Dentro il dipinto, alla base del quadro fra le gambe di Plutone, un brano di vivace poesia quotidiana è espressa nei cani che emergono facendosi forza tra le nuvole grigie. Ammiriamo poi cinque tele riapparse sul mercato antiquario ed appartenute alla collezione de’ Negri di San Pietro, una delle più antiche famiglie della nobiltà notarile trentine. L’autore Simone Brentana, nato e formatosi a Venezia fu un protagonista della pittura veronese assieme al francese Louis Dorigny e al conterraneo Antonio Balestra. Il suo linguaggio piuttosto originale  e che sembra proiettarci sulle scene di un  teatro, evidenzia  grandi superfici di colore piatto, mentre il taglio geometrico degli abiti dei protagonisti sembrano in parte richiamare le opere del pittore francese barocco Georges La Tour, di cui si è tenuta una bellissima mostra a Palazzo Reale, a Milano, nel febbraio del 2020. Nel Settecento la pittura fresca, ariosa, costruita su tocchi di luce, del veneziano Sebastiano Ricci e dei suoi allievi e seguaci  è il linguaggio più amato in Europa. Nell’esposizione vedremo opere del suo allievo Gaspare Diziani o di Giambattista Pittoni, che dipinge, fra gli altri pezzi, un San Domenico, un vero capolavoro, per i nobili Giovanelli, signori della Valsugana. La svolta moderna della pittura nella città sarà  dovuta al maestro veneziano Francesco Fontebasso che, il vescovo di Trento, Felice Alberti d’Enno, incaricherà di realizzare un ciclo di tele, di cui in mostra, le opere visibili, potrebbero essere parte di quella commissione per i suoi appartamenti privati. Il fervore artistico degli anni 30’ del Settecento sono documentati  anche dai lacerti rimasti di un importante ciclo di affreschi commissionati  per la Cattedrale a Louis Dorigny, pittore vissuto fin dalla giovinezza in Italia, ed  incentrati sulla vita di San Vigilio e  sulle storie del Vecchio e del Nuovo Testamento. Un altro stimolante incontro   è poi con un erede della tradizione di Antonio Balestra, il veronese Giambettino Cignaroli, esponente di spicco della scena scaligera. La città vantava un’ottima scuola dove si formarono molti artisti trentini. Le opere del Cignaroli che potremmo ammirare  si distinguono per l’equilibrio compositivo ed, accanto alla perfezione formale, ma non in contrasto, per la vasta gamma di sentimenti di cui egli diventa traduttore con l’ausilio di un’elegante paletta pittorica. Chiude, anche idealmente la rassegna, la pittura della famiglia Guardi. Il capostipite Domenico  era un artista originario della Val di Sole che dopo uno sfortunato viaggio  a Vienna si trasferì a Venezia.  Nella capitale lagunare, nel momento del massimo fulgore per la pittura rococò, si formeranno i figli Antonio e Francesco che saranno fra i più singolari  pittori del Settecento europeo. Vedremo, accanto alle belle opere di soggetto sacro anche i paesaggi che ci restituiscono visioni dipinte con inchiostro ed acquerello della conosciuta Valsugana, passaggio consueto per molti italiani, verso le Dolomiti.

Patrizia Lazzarin, 12 luglio 2022