Open-End, l’universo figurativo di Marlene Dumas

Open-End, l’universo figurativo di Marlene Dumas

“Vorrei che i miei dipinti somigliassero a poesie. Le poesie sono frasi che si sono tolte i vestiti. … è scrittura che respira e salta e lascia spazi aperti, consentendoci di leggere tra le righe.” Questa sintesi di arte e pensiero compare nei  brevi racconti che accompagnano le opere in mostra da domenica 27 marzo a Palazzo Grassi  dell’artista di origini sudafricane, Marlene Dumas che da molti anni vive e lavora ad Amsterdam. OPEN- END ne è il titolo che  racchiude il senso profondo delle sue creazioni che sono a volte una celebrazione dell’erotismo e della vitalità, mentre in altre  sono toccate dalla malinconia e dalla percezione della vita che si assottiglia sempre più, come la sabbia che scivola dentro la clessidra del tempo. Caroline Bourgeois, Conservatrice presso Pinault Collection e curatrice della mostra lo spiega:  “In mezzo a queste due parole, Open - End che si leggono come fossero una, si trovano tutte le tensioni, le irresolutezze, il potenziale del linguaggio che Marlene Dumas evoca in modo poetico, poiché lei è anche poetessa. Come se solo la poesia, espressa attraverso la pittura o la parola, potesse far condividere quelle possibilità che sono vita (open) e morte (end) nello stesso tempo”. Lei scrive un romanzo per immagini che si alimenta  di storie d’amore, arricchite di erotismo, toccate  dalla percezione del tradimento e capaci di mostrare le  tensioni fra lo spirito e il corpo. La narrazione  mette in scena corpi giovani ed anziani e non tralascia lo sgomento dell’alienazione e la sofferenza del lutto. Il luogo scelto per Marlene sembra quello giusto. Lo sciabordio delle onde che a Venezia agitano la superficie apparentemente calma  della laguna diventano la cartina al tornasole di queste oscillazioni della vita in Marlene Dumas, che sembra muoversi e tornare sui grandi temi dell’inizio e della fine dell’esistenza. La memoria è l’altro motivo che diventa preponderante  nella sua ricerca. Elisabeth Lebovici, storica e critica d’arte, ci accompagna con il suo articolo, nel catalogo pubblicato da Marsilio Editori e Palazzo Grassi, dentro questo iter mentale che diventa poi artistico. “Se le figure ritornano, è perché erano già venute... Questo è un modo di procedere abituale per Marlene Dumas e per la generazione di pittori e fotografi che lavorano su e da immagini e testi stampati. Queste fonti interagiscono con i ritagli di giornali e riviste, con scene cinematografiche da Dreyer a Pasolini, con riproduzioni di opere, con le Polaroid che l’artista ha scattato allo strip club Casa Rosso, con le lettere che ha ricevuto e i meandri delle sue letture.” Esse si raccolgono in faldoni di materiali di epoche diverse  che diventano  una biblioteca di un sapere visivo da cui lei può in ogni occasione attingere. Nell’ambito delle grandi rassegne monografiche dedicate ai grandi artisti contemporanei, l’esposizione riservata a Marlene Dumas a Palazzo Grassi è la prima a lei dedicata di queste dimensioni in Italia e sarà visibile fino all’otto gennaio del 2023.  Oltre cento opere provenienti dalla Collezione Pinault, da musei internazionali e da collezioni private esemplificano in maniera efficace la sua produzione pittorica con una scelta di dipinti ed opere che tracciano il suo percorso artistico dal 1984 fino ad oggi e comprendono anche art work inediti. Nelle opere  di Dumas della fine degli anni Novanta, come in Ragazza Turca (Turkish Girl), Miss Pompadour che occhieggia alle amanti ideali di Francois Boucher, e ancora in modo più palese in Dita (Fingers) e in D-rection, i corpi  sono visibili ai nostri occhi senza pudore con in genitali in mostra, in modo non velato. Hubert Damisch, filosofo francese specializzato in storia dell’arte ed estetica, affermò “che la bellezza è radicata nell’eccitazione sessuale. Nei nudi maschili e femminili di Dumas, il potere suggestivo delle immagini e la natura esplicita della pornografia sono accostate l’una all’altra in maniera inconsueta.” I ritratti a griglia realizzati da metà degli anni Novanta riflettono il clima dell’apartheid del Sudafrica, dove l’artista aveva vissuto.  Gli individui venivano distinti per etnia, razza ed aspetto e la griglia appare così un modo per creare categorie che dividono le persone e fomentano le ostilità. Sono molte le donne che lei ha scelto come soggetti,  anche molto famose come Marilyn Monroe che lei raffigura morta, in contrasto con i tanti ritratti di Andy Warhol che la immortalano diva senza tempo. La sua è un’immagine triste che sembra all’artista l’emblema della fine del sogno americano. Una lettura diversa come il volto di Dora Maar, che appare forte e non piangente. La brava fotografa e compagna per lungo tempo di Picasso era stata da lui lasciata e lo spagnolo l’aveva ripresa in una posa che la vedeva emotivamente a pezzi. Vicinanza e intimità sono i caratteri della Dora Maar di Marlene che si ispira ad una foto del 1936 di Man Ray. Lips (Labbra) del 2018  è un piccolo dipinto  che è quasi  un gioiello nella sua delicatezza. L’opera che  tocca un soggetto coniugato in varie versioni dall’artista fu dipinto bagnato su bagnato in un’unica seduta. Le labbra rosa porpora brillano su una pelle trasparente e di un verde sottile. Potremmo stare ore ed ore ad analizzare temi ed aspetti del mondo figurativo di Marlene Dumas che è così variegato, affascinante ed avvincente. Fra gli ultimi suoi quadri Pasolini del 2012. Del  tanto discusso poeta, romanziere, regista ed intellettuale politico era  attratta dal suo modus operandi: «il suo sensuale uso della luce e del buio, l’“irrealismo” narrativo dei suoi film. Il modo in cui i suoi personaggi appaiono e scompaiono. Il fatto che non si fida di se stesso». Giungiamo quasi ad oggi, al 2020, con il grande olio su tela: Il giocattolo del bambino povero. Qui Dumas si lascia ispirare dall’allegoria politica di Baudelaire nel diciannovesimo poema in prosa de Lo spleen di Parigi: Il giocattolo del bambino povero «Voglio dare l’idea di un divertimento innocente. Sono così rari gli svaghi non colpevoli!”… ma per Marlene è anche l’occasione per dichiarare la sua ammirazione per i fumettisti contemporanei, per le caricature cupe  di Honoré Daumier e la satira  di James Ensor.

Patrizia Lazzarin , 27 marzo 2022