Il sogno di Ferrara

Il sogno di Ferrara

Cosi è … quando i sogni di un bambino si trasformano in Arte per dare un significato a un mondo che all’indomani della fine del secondo conflitto mondiale può sembrare  incomprensibile e contiene in se i segni della sofferenza individuale e collettiva. La rassegna che è visibile nelle sale del castello degli Estensi di Ferrara  fa sorgere in noi un naturale stupore di fronte  all’immaginazione e alla forza  evocativa  delle opere di Adelchi Riccardo Mantovani, artista originario di  Ro Ferrarese. Essa  è la prima in Italia nel suo carattere antologico  e ci  mostra la fecondità  delle sue invenzioni. La sua pittura si accosta alla letteratura come rivelano i quadri dove compaiono l’Orlando Furioso del poema ariostesco, il Don Chisciotte di Cervantes, la metamorfosi  di  Pinocchio in Pinocchia e la giovanissima Anna Frank e,  si imbeve di mitologia con le tante personificazioni dell’affascinante Venere, così simile ai paradigmi di bellezza contemporanei. Il suo mondo figurativo si  confonde con la religione con le tante presenze di Maria, figure di sante e di monache, ma racconta anche la sua infanzia e le angosce di una solitudine non voluta, come quando piccolo lo vediamo di spalle, nel quadro Nebbia, dentro i vapori che lo avvolgono, a piedi tra le mura di alti palazzi, mentre la madre lo accompagna all’orfanotrofio dopo la morte del padre e la perdita a causa dei bombardamenti della casa dove abitava. Il nome della rassegna: Il sogno di Ferrara definisce anche il mondo poetico del pittore che vive da molti anni  a Berlino e che ama  scrivere  racconti popolati dai personaggi dei suoi quadri che  sono  a volte  famosi, come Grace Kelly, o solo occasione di un incontro fugace. Gli echi del surrealismo nella sua pittura, ossia di un inconscio che affiora come i suoi sogni, sono il filo di Arianna che ci può far comprendere le origini di molte sue opere come nel Rosario, dove osserviamo lui bambino fra tanti ragazzini simili a lui, intenti a pregare mentre la sua fantasia divaga e corre lontano cercando spiegazioni ai suoi dubbi e timori e crea personificazioni grottesche. La conflittualità del vivere emerge in molti quadri mentre in altri diventa concreta aspirazione ad un mondo più umano. La Vendetta della strega, dove una giovane e gigantesca ragazza che assomiglia ad un’atleta olimpionica, corre sulla Terra incendiando cose qua e la, sembra con naturalezza rendere giustizia a tutte le streghe che sono state condannate al rogo nel passato. L’universo di Adelchi è popolato di molte  donne e alcuni suoi nudi che le raffigurano sembrano risentire del clima del Realismo magico di autori come Felice Casorati e  Cagnaccio di San Pietro. Questo lo possiamo in parte notare sull’olio su tavola:  Zane e il pulcino e in tutti gli studi, anche su carta, preparatori. Nell’opera Il sogno disturbato, il nitore e la lucentezza della pelle muliebre creano un’immagine solida e al tempo stesso splendida, mentre la giovane appare coricata in primo piano nell’esteso paesaggio che si perde in lontananza, tinto degli azzurri  e violetti del cielo che va sfumandosi nei grigi e bianchi delle nuvole. Presente e passato sembrano a volte confondersi e restituirci  un racconto nuovo, come nella Fuga dal Paradiso del 2021, dove un Adamo ed Eva, forse avvisati dal serpente sulle conseguenze del loro gesto, foriero di male per tutta l’umanità, sembrano scappando cambiare idea. La loro fuga è la scena a cui assiste un pubblico in piedi, uomini e donne del futuro. In vari quadri dell’artista noi incontriamo piccole, a volte quasi rannicchiate, ai lati delle porte, affacciate alle finestre impegnate ad osservare, molte presenze umane. Sono uomini e donne giovani ed anziani, bambini, occupati anche in varie azioni, vestiti a festa, ma spettatori in primis. La fantasia del pittore poi arricchisce  favole assai note. Ecco  allora che Pinocchio, diventato bambino e poi uomo sposa la Fata Turchina ed egli  lo ritrae mentre  sistema la corona su Pinocchia, la figlia, futura regina del mondo. Sulle scale sono presenti anche i re dei cinque continenti, alla parete è appeso un quadro dove  Pinocchia sconfigge i giganti, come nell’antico mito greco,  e fuori della grande stanza,  accanto alla scena dei festeggiamenti, è allestito  un patibolo per il gatto e la volpe. L’apoteosi di Pinocchia ci fa quasi sorridere perché alla fine sembra il sogno di un bimbo o il  desiderio di un uomo buono che vede finalmente possibile un mondo diverso. Ferrara ed i suoi dintorni, i suoi colori e quel cielo padano sono il soggetto di altri quadri. L’attesa e Notturno padano ritrovano luoghi noti dove compaiono sempre figure o animali dal valore simbolico dentro un racconto per immagini che sembra a volte scoperchiare il Vaso di Pandora, altre sembra offrirci speranze o soluzioni migliori. Lo sguardo dell’artista verso la vita e le persone non è mai duro e tagliente  come vediamo anche nel Paletot rosso, dove appare una ragazza seduta lungo l’argine del Po mentre attende qualcuno e che secondo il pensiero comune  è pazza, per altri invece è solo una giovane donna misteriosa. Quella donna, dall’espressione dolce, il cui soprabito color rosso che la ricopre brilla quasi nella nebbiolina che confonde i contorni del paesaggio è l’icona dell’esposizione che apertasi nel mese di marzo sarà visibile fino al 22 ottobre. Essa è stata organizzata dalla Fondazione Ferrara Arte e dal Servizio Musei d’arte del Comune di Ferrara in collaborazione con il Mart di Rovereto dove si trasferirà dopo la tappa del Castello Estense. Potremmo così per la prima volta ammirare  più di  cento opere tra dipinti e disegni che racchiudono la  personale interpretazione del realismo onirico di Riccardo Adelchi Mantovani.                                                                  

Patrizia Lazzarin, 21 marzo 2022