Donne nella fotografia: Inge Morath

Donne nella fotografia: Inge Morath

Inge Morath, austriaca naturalizzata cittadina americana, è stata una delle prime collaboratrici della Magnum Photos, una delle più grandi agenzie  fotografiche del mondo.

Focus sulla qualità della fotografia che diventa tocco di poesia e  ritratto delle persone che hanno vissuto  epoche storiche e luoghi diversi: esseri umani  colti nella bellezza di un momento fugace e intenso. La mostra che è in corso a Ca’ dei Carraresi  a Treviso rivela una fotografa nota alle cronache solo in parte  e soprattutto  per    aver sostituito nel cuore  dello scrittore americano Arthur Miller, la famosa  attrice Marilyn Monroe, icona  che è entrata in tutte le case   grazie alle immagini della  Pop Art di Andy Wahrol. Inge Morath, nata a Graz da due genitori scienziati, diventerà  una delle prime collaboratrici dell’agenzia Magnum Photos che ha annoverato fra i suoi fondatori in primis Robert Capa ed Henry - Cartier Bresson. In  questi ultimi anni l’attenzione rivolta alle fotografe artiste sia in letteratura sia nelle rassegne d’arte è cresciuta in modo significativo. In contemporanea e in città non molto distanti possiamo  visitare  tre mostre che raccontano delle pioniere in  questo genere. Dopo Treviso,  alle Scuderie del Castello Visconteo a Pavia è visibile  l’esposizione  su Vivian Mayer, la bambinaia statunitense esponente della Street  Photography che andava a “raccattare”  nei suoi scatti e ad immortalare la povera gente e le cose buttate per recuperarne la bellezza interiore. Foto poetiche che hanno lasciato un segno.   La rassegna  che è visitabile alla Casa dei Tre Oci a Venezia fa  luce invece su una fotografa combattiva: Letizia Battaglia  che ha scandagliato gli intrecci mafia – società a Palermo. Donne che sono cadute, sventrate sul campo di battaglia, nello svolgimento del  loro lavoro di fotografe come Gerda Taro, la cui vicenda autobiografica si legge anche nel libro che ha ricevuto il premio Strega lo scorso anno: La ragazza con la Leica di Helena Janeczek. Ognuna di queste figure citate ci riporta un pezzo di storia in parte dimenticata, in parte soprattutto non vista. Inge Morath era una grande viaggiatrice, come diceva anche il marito Miller. Parlava in maniera fluida  la lingua tedesca, inglese, francese,  spagnola,  rumena,  russa e il mandarino cinese. Ogni suo viaggio era preceduto da una preparazione accurata sulla storia,  le tradizioni e  la cultura dei paesi che avrebbe visitato. L’umanesimo che plasma la fotografia del secondo dopoguerra traspare negli scatti e nelle parole di Inge: Ho amato la gente. Mi hanno permesso di fotografarli, ma anche loro volevano che li ascoltassi per dirmi quello che sapevano. Così abbiamo raccontato la loro storia insieme. Nelle immagini scattate compaiono persone note che hanno riempito il jet set internazionale della cultura e dello spettacolo: il pittore Pablo Picasso, il drammaturgo  Harold Pinter, il poeta Pablo Neruda, il  Nobel  per la letteratura tedesca Heinrich Boll, la scrittrice britannica  Doris Lessing, le autrici statunitensi  Anaïs Nin ed Erica Jong, il compositore russo Igor’ Stravinskij, l’attrice inglese Audrey Hepburn, la stilista Gloria Vanderbilt e gli scultori Louise Bourgeois e Alberto Giacometti.  Alcuni dei suoi scatti hanno regalato l’immortalità. La mostra fa luce anche sulle amicizie di Inge e sui luoghi che  negli anni del dopoguerra non erano,  per ragioni diverse,  facilmente visitabili come la Russia, la Romania, l’Iran o la Cina. In Spagna Inge si recò per la prima volta con Henry -Cartier Bresson nel 1951, ma ci ritornerà più volte ritraendo, oltre alla quasi irraggiungibile sorella di Picasso: Lola,  anche Mercedes Formica, l’avvocata che si batteva per i diritti delle donne durante la dittatura franchista. Da questo viaggio come da molti altri sono nati dei volumi che sono stati pubblicati e che raccolgono testimonianze incredibili della realtà sociale ed economica del secondo dopoguerra. Non solo infatti i nomi noti sono colti dall’obiettivo di Inge, ma anche le persone  che affollano le vie principali delle città e  le fabbriche, o che colorano di umanità  i luoghi: i bambini  nelle piazze a Venezia,  la  vecchia venditrice  di sogni all’angolo di un palazzo in una cittadina spagnola, il ragazzo di  una  povera falegnameria in  Cina, la gente che  lava i vetri sui grattacieli di New York o le due giovani in pantaloncini corti  che camminano serene, con la bici a mano, sulle strade della cittadina belga di Enghien, negli anni Cinquanta. Brani di vita vissuta che ritorna attuale, estremamente vitale nel sapore conservato intatto. Uomini giovani o vecchi  che sembrano con noi camminare nel viaggio straordinario della vita.  Francia, Gran Bretagna, Irlanda, Italia così lontane e così vicine nel tempo. Morath negli anni 60’ collabora con uno dei disegnatori più significativi del XX secolo: Saul Steinberg. Il frutto di questa intesa saranno le Maschere di Steinberg negli scatti di Inge: un’ironia lieve che fa sorridere in modo amabile, ma gli sguardi intelligenti o opachi di mille esseri umani o semplicemente il loro essere  è  certamente la più bella eredità che la fotografa ci ha donato.

Patrizia Lazzarin, 11 aprile 2019