Occidente cristiano ed Islam, un problema culturale

Maurice Borrmans insieme a Papa Francesco

Nel ventunesimo secolo nella civiltà occidentale grazie alla ricerca scientifica si può affermare  che le divisioni dell’umanità in razze non ha nessun fondamento. Infatti i vari colori della pelle sono dovuti alle diverse posizioni climatiche dovuti per la maggior parte all’influenza del sole. Vi è quindi una base biologica comune al novantanove per cento per tutti, uomini e donne.

Purtroppo le divisioni sono presenti sia nelle tradizioni culturali che religiose. Un problema culturale quindi!

Direi di formazione alla libertà e quindi d’istruzione e conoscenza.

L’integrazione di varie culture, specialmente quelle di origine teocratica è molto difficile. Il fondamentalismo religioso è presente sia in Occidente sia in Oriente-

Il cattolicesimo, con il Concilio Vaticano II, si è evoluto e aperto verso nuovi orizzonti nella sue applicazioni che non sono tutt’oggi completate grazie alle resistenze di varie gruppi ecclesiastici e movimenti laici fondamentalisti.

La tradizione umanistica e il magistero derivante dal Concilio, persegue in occidente lo scopo di comprendere ed aiutare il concetto di umano nelle culture diverse dalla nostra. Oggi giorno tale compito sembra più impellente in un mondo più multiculturale e interculturale, il cui futuro sembra sia quello di chiusura  in quanto al suo interno si rafforzano meccanismi i quali hanno come traguardo la difesa delle proprie tradizioni culturali. L’Occidente laico e secolarizzato ha la sensazione di sentirsi minacciato da vari fondamentalismi religiosi tra cui l’Islặm ortodosso (per non parlare di alcune ortodossie cristiane) che nella sua componete aggressiva non facilita la convivenza civile  nel rispetto delle nostre leggi.

Secondo una statistica del Britannica Books of the Year in Europa si constata la crescita di appartenenti alla religione islamica, oggi il 7% della popolazione europea, ma che, secondo le previsioni, entro la fine del secolo arriveranno al 25%. Appare, per contro, in diminuzione il numero dei fedeli nei vari cristianesimi.

Un musulmano emigrato nei paesi occidentali, deve fare un grande sforzo per rimanere fedele alla sua tradizione religiosa nel conformarsi e, nel contempo, accettare la modernità e l’umanesimo integrale sviluppatosi nell’Occidente, specialmente quando deve adattare le sue pratiche e quindi le credenze indotte dal confronto con la modernità. Un esempio per capire: la posizione della donna nella realtà islamica. In realtà questo confronto tocca i fondamenti della sua fede, dalla esegesi del testo sacro al problema del rituale che i ritmi dei tempi moderni mettono in crisi.    

Un musulmano formatosi nelle scuole islamiche considera  un occidentale di fede cristiana: i testi scolastici e i catechismi dei Paesi del Maghreb contengono dei materiali che offendono i sentimenti religiosi di credenti non musulmani, la morale e la storia delle altre religioni vengono presentate in modo erroneo. In conseguenza di questa formazione egli  risulta essere molto virulento verso i cristiani (questo tipo di insegnamenti sono presenti in alcune piccole Moschee in Occidente). Siamo accusati di essere miscredenti ed empi, perché secondo il cristianesimo Dio ha un figlio, Gesù, che non è un suo servitore. Inoltre l’Islam, i cristiani hanno falsificato il Vangelo, perché negano a Muhammad la qualità di Books of the YearBooks Sigillo dei profeti (alcuni studiosi affermano che conobbe il cristianesimo della Chiesa etiopica durante il suo esilio in Abissinia e non quello derivante dal Concilio di Calcedonia cioè quello di Roma).  La fede musulmana afferma: il Profeta  è l’ultimo e definitivo annunziatore (nel Corano) della rivelazione di Dio. Vi sono molti immigrati del Maghreb, giunti ormai sono alla seconda generazione, che hanno le stesse convinzioni del genitori sia sulla libertà religiosa, di coscienza e sulle donne. In uno dei suoi articoli (C.C. anno 160 n 3813) padre Giuseppe De Rosa S.I. scrive: “…Il fatto poi che il Corano parlasse male dei cristiani respingesse, come “falsificazione”e deviazioni, le più essenziali verità della loro fede, accusandoli del peccato più grave che si potesse commettere - l’associare a Dio un uomo, che era Gesù, e in tal modo il monoteismo assoluto - non favoriva un dialogo sul piano religioso, ma al contrario creava un clima di profonda avversione nei confronti dei cristiani, dichiarati miscredenti, empi e impostori. in realtà, c’è nel mondo islamico una profonda ignoranza del cristianesimo”

Alcuni lettori credo che non siano informati sul trattamento dei cristiani nel Maghreb:  , mentre i cittadini del Paesi Islamici, e tutte le persone immigrate godono di tutti i diritti costituzionali in vigore nei paesi Occidentali, al contrario in alcuni paesi Musulmani:>

L’integrazione e specialmente il diritto alla cittadinanza (per non ripetere l’errore dell’Imperatore Caracalla nel 212 d.c. con l’editto “Constitutio Antoniniana”) dovrebbe tener conto sia della conoscenza storica e filosofica (es. umanesimo ed illuminismo) dei Paesi Occidentali e della educazione civica dei richiedenti, ma soprattutto  delle diverse culture, che le popolazioni indigene locali dovrebbero conoscere attraverso una divulgazione scolastica, per evitare  rivolte e scontri di civiltà. Nella cronaca contemporanea vi sono dei segni tangibili di situazioni sopra citate. I nostri legislatori dovrebbero tener presente per le popolazioni islamiche il principio di reciprocità cioè pretendere  che venissero attuati nei loro paesi i documenti firmati che sono usciti dagli incontri tra cristiani e musulmani sulla liberta di coscienza, sulla libertà religiosa e che le donne hanno le stesse opportunità degli uomini.

L’Europa può dare una risposta alla domanda culturale e spirituale, parallelamente però, all’elaborazione di «un modello di dialogo interculturale che valga a distinguere, tra le richieste identitarie dei musulmani, ciò che non è tollerabile (perché in patente violazione dei diritti umani fondamentali), ciò che è tollerabile, ciò che è rispettabile e ciò che condivisibile (Maurice Borrmans)».

Massimo Giovedi, 25 ottobre 2017