I Fasti: calendario romano

I Fasti: calendario romano

Per capire il nostro presente, le nostre tradizioni abbiamo bisogno di conoscere il nostro passato! sono tantissime le parole, i gesti, i rituali che compiamo ogni giorno e che traggono la loro origine in esso. Poichè siamo nel periodo in cui finisce l'anno e ne inizia uno nuovo è l'occasione giusta per conoscere l'origine del nostro calendario. La parola calendario, trae origine dal latino arcaico kalendai e da un latino classico Kalendae.

La calenda era il primo giorno di ciascun mese ed era un giorno importante, non solo perchè consacrato a Giunone ma anche perchè il Pontifex Maximus in questo giorno annunciava al popolo romano, convocato in assemblea presso la Curia Calabra (luogo di culto dove nella Roma antica si osservava la Luna Nuova), la data delle feste, dei giochi, dei giorni fasti (leciti per svolgere attività pubblica e amministrare la giustizia, non essendoci impedimenti di carattere religioso) e di quelli nefasti (a carattere espiatorio, dedicati alla religione) che ricorrevano durante il mese. Ed era anche il momento in cui i debitori avrebbero dovuto estinguere i loro debiti elencati nel calendarium, il libro dei conti. Dunque i romani non utilizzavano il termine calendario per indicare la scansione annuale del tempo, ma il termine Fasti (da dies fasti). Le tabulae su cui venivano riportati erano esposte alle Kalendae Martiis (calende di Marzo, all’inizio dell’anno, mese del risveglio della natura e della ripresa di tutte le attività).

Il "calendario romano" ha subito nel tempo un'evoluzione dettata dal graduale aumento delle necessità di precisione nel calcolo del tempo, in base alla sempre crescente complessità della società romana in ambito economico, civile, politico e religioso. Per comprendere ciò dobbiamo tenere presente che in antico non esisteva quella dicotomia fra Religione e Stato che caratterizza invece la nostra società moderna. Ogni azione umana aveva un presupposto religioso ed era impossibile stabilire una netta divisione tra festa religiosa e festa civile. Ogni avvenimento politico richiedeva di necessità la consultazione del parere divino, così come ogni evento pubblico o privato era sottolineato da una cerimonia religiosa e civile insieme. Il calendario romano dunque conteneva tutte le notizie astronomiche, agrarie e religiose di ciascun mese e anche la deità sotto la cui protezione era posto il mese.

La prima forma di calendario (Macrobio Saturnalia, Prima Giornata, I, 12.39; Ovidio, Fasti, III, 415-417) è attribuita a Romolo, il primo re di Roma, utilizzato dalla fondazione 753 a.C.. Era un calendario di tipo lunare. Aveva inizio con Marzo e terminava dieci mesi dopo; seguiva poi un periodo in cui non si calcolava il tempo fino al Marzo successivo. In questo calendario le Kalendae corrispondevano alla fase di Luna Nuova, le Nonae a quella di Primo Quarto e le Idi a quella di Luna Piena. Le Nonae erano il giorno del mese che cadeva nove giorni prima delle Idi (i Romani contavano sia il giorno in cui si cominciava a contare sia quello in cui finiva il conto). Le Calende e le Idi erano sempre dies fasti (consacrati rispettivamente a Giunone e Giove), le None non erano consacrate a nessun dio. Il giorno successivo alle Calende, alle Nonae e alle Idi era considerato giorno sfortunato (dies ater, cioè nero). Nefasti erano anche i dies religiosi o vitiosi (giorni ritenuti superstiziosi in ricordo di gravi calamità).

I primi mesi prendevano il nome dalle principali divinità legate alle attività umane: Martius (dedicato a Marte, dio della guerra) e proseguiva con Aprilis (dall’aprirsi dei germogli delle piante, era il mese dedicato a Venere), Maius (dedicato a Maia, madre di Mercurio; o ai maggiori, i romani adulti), Junius (dedicato a Giunone o ai minori, i giovani atti alle armi), Quintilis (quinto mese, poi mutato in Julius, in onore di Giulio Cesare nel 44 a.C.), Sextilis (sesto, poi mutato in Augustus, in onore di Ottaviano Augusto, nell’8 a.C.), September (settimo mese), October (ottavo mese), November (nono mese), December (decimo mese).

Ovviamente questo tipo di calendario lunare, per il fatto che vi era un periodo in cui il tempo non veniva contato, creava dei problemi in termini temporali, di conseguenza nel 713 a.C. Numa Pompilio rinnovò questo calendario aggiungendo due mesi, Jannuarius (dedicato a Janus, Giano) e Februarius (riservato al sacrificio di espiazione, Februa, per le anime dei morti), e portandolo a 355 giorni (Livio Ad Urbe Condita I, 19).

Per far coincidere questo calendario con quello lunare (motivo per cui lo si definisce Luni-Solare) veniva inserito generalmente ad anni alterni il mese Mercedonius, prima di Marzo, della durata di 27 giorni. Di conseguenza il calendario negli anni intercalari risultava di 377 o 378 a seconda che il Mercedonius fosse fatto iniziare prima o dopo i Terminalia (23 febbraio), e che quindi 5 giorni (circa) potevano sovrapporsi agli ultimi di febbraio. La decisione di inserire il mese intercalare spettava al Pontifex Maximus. Non è nota la posizione esatta di Kalendae, Nonae e Idi in questo tipo di calendario.

Nel tempo però la necessità di organizzare i lavori agricoli durante le varie stagioni, spinse ad usare l'anno solare. Sarà la riforma di Giulio Cesare a correggere l’errore di datazione che si era comunque venuto a creare di ben 85 giorni con il precedente sistema. Eliminò il Mercedonius, ristabilì i giorni dei mesi così come li conosciamo oggi, ed introdusse l’anno bisestile. In questo calendario Kalendae, Nonae e Idi sono disposte come segue: le Kalendae sempre il 1° del mese; le Nonae cadevano, in marzo, maggio, luglio e ottobre, al. settimo giorno del mese, negli altri mesi al quinto; le Idi cadevano otto giorni dopo le Nonae, quindi nei mesi di marzo, maggio, luglio e ottobre, al 15; negli altri mesi al 13.

Il calendario giuliano venne adottato fino all’ottobre del 1582 quando, con la bolla Inter gravissimas, papa Gregorio XIII, promulgò l'adozione di un nuovo calendario, chiamato appunto “gregoriano”, il calendario che oggi è in vigore nella maggior parte del mondo occidentale. Il 5 ottobre del 1582,, divenne nel calendario giuliano il 15 ottobre. L'anno durò quindi una decina di giorni in meno, salto necessario per riallineare il calcolo dei giorni del calendario con l’anno solare. L’obiettivo del calendario gregoriano era rimettere ordine nella scansione e nel calcolo del tempo, adottando un sistema più preciso rispetto al precedente, suddividendo l’anno in 12 mesi con durate diverse, da 28 a 31 giorni, per un totale di 365 giorni e di 366 nel caso degli anni bisestili.

Marzia Codella, ricercatrice del Cnr