Multilinguismo, plurilinguismo e formazione in Europa

Multilinguismo, plurilinguismo e formazione in Europa

Due prospettive diverse. In questi giorni assistiamo ad accesi dibattiti sull’esistenza di una reale unità europea di fronte alle sfide del terrorismo internazionale e alla necessità di una risposta univoca. Può sembrare marginale una riflessione sulla posizione dell’Europa circa l’educazione linguistica dei suoi cittadini, eppure, a suo modo, è rivelatrice delle diverse ‘anime’ di questa Europa dai confini non ben definiti. Vediamo perché.

L’ Unione Europea è un'alleanza economica e politica tra 28 Paesi, che coprono buona parte del continente. Nata sulle rovine della II Guerra mondiale, con l'obiettivo di promuovere innanzitutto la collaborazione economica tra i paesi, si è poi allargata all’unione politica. Mobilità, crescita, stabilità e moneta unica sono diventati i suoi obiettivi. Grazie al mercato unico, garantisce la libera circolazione di beni, servizi, capitali e persone. Le lingue ufficiali sono 24, anche se per i suoi tratti principalmente economici, a prevalere è l’inglese per tutti gli usi comunicativi legati a ricerca, scambi commerciali, impiego, lavoro, mobilità degli studenti ecc. L’UE considera il multilinguismo (che contraddistingue un territorio in cui sono parlati idiomi diversi) un elemento importante della competitività europea. Uno degli obiettivi della politica linguistica dell'UE è pertanto che ogni cittadino europeo abbia la padronanza oltre alla propria lingua madredi altre due lingue, tra cui ci deve essere l’inglese.

Il Consiglio d’Europa, nella consapevolezza delle troppe sfide a livello nazionale, propone un approccio più articolato per la formazione linguistica nei 48 stati (tra cui i 28 membri dell’UE) che lo compongono. Ricordiamo, che si tratta di un organismo internazionale, e non di una istituzione europea, nato nel 1949 per proteggere i diritti umani, la democrazia e lo stato di diritto, quindi con una prospettiva diversa da quella dell’UE. Proprio in questi giorni esso si è riunito a Lisbona (3-4 dicembre) per discutere come combattere la radicalizzazione e il terrorismo, mentre venti di guerra percorrono i singoli stati dell’Unione: Francia per prima, Inghilterra poi, e ora Germania…

Ebbene, tale organismo- che dispone di risorse economiche limitate -utilizza solo due lingue ufficiali, inglese e francese.

Nella consapevolezza che il successo scolastico passa attraverso la competenza linguistica, il Consiglio ha pensato ad una piattaforma costituita dai principi basilari per l’educazione linguistica negli stati membri, in cui si dà spazio al plurilinguismo (che consiste nella padronanza di lingue diverse da parte di uno stesso parlante). Si tratta di una educazione linguistica pluriculturale, che tiene in considerazione le differenti funzioni svolte dalle lingue nel contesto scolastico e le relazioni che le legano: le lingue insegnate sono prima lingua o seconde lingue /lingue straniere per gli alunni; esse sono studiate come materia specifica (nel nostro caso, l’italiano) o sono usate come strumento di apprendimento in altre materie. In determinati contesti scolastici possono essere presenti lingue regionali, minoritarie o delle popolazioni migranti. Quale è la logica sottesa a tale ‘vision’? E’ l’assunzione nel discorso scolastico della varietà e della diversità dei repertori linguistici e culturali ivi presenti; è la convergenza tra l’insegnamento delle lingue e quello delle altre discipline, nonché delle lingue fra loro (da quelle di scolarizzazione a quelle classiche fino a quelle minoritarie). Ovviamente, perché tutto questo si realizzi in maniera efficace ed efficiente si rende necessaria una stretta collaborazione fra Università e docenti per attivare una metodologia di azione e di ricerca insieme (ricercazione).

Clara Manca, Cidi, Torino, 5 dicembre 2015